Su l’ex Re de gl’instrumenti

Tu sei qui

Autore: Pier Paolo Donati musicologo e organologo

Sezione Articoli

Pier Paolo Donati scrive

Per assicurare all’organo un futuro...

Su l’ex Rè de gl’instrumenti

 

In molti siti dedicati all’organo la definizione di Rè de gl’instrumenti viene attribuita a W. A. Mozart. Se invece di ripetere un’abusata locuzione, dovuta ad altro e più antico ‘tastierista’, ci si applicasse alla diffusione in Rete di idee originali per riportare l’attenzione su uno strumento per secoli al centro dell’interesse, forse il processo che vede estinguersi la professione di organista potrebbe interrompersi. A questo proposito, il Forum in rete a cura del sito "Organi & Organisti" ospita da qualche mese due proposte: la prima punta sulla ricerca storico-filologica, sulla valorizzazione del patrimonio musicale, sul pubblico godimento delle opere d’arte; la seconda sui nuovi linguaggi musicali, sull’adeguamento dei canoni costruttivi, sulla promozione di un Convegno; entrambe sono volte ad assicurare all’organo un futuro.

Sull’attuazione della prima, chi scrive è lieto di comunicare l’adesione di alcuni sponsor (non sufficienti a coprire le spese degli atti da esperire), e di anticipare un tratto del Corpus VII (1580-1599) del prossimo numero 38 di «Informazione Organistica» dove sul Rè de gl’instrumenti si viene a sapere qualcosa di più.

 

Pier Paolo Donati

 

* * *

 

Quando Gioseffo Zarlino scrive nel 1588 che ogni arte et ogni scienza si chiama meno imperfetta, alla quale mancano meno cose, sembra voler trasporre in ambito musicale il concetto di ‘progresso’ delle arti che Giorgio Vasari illustra nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani edite nel 1550, e con aggiunte nel 1568. Se si guarda al numero e alla varietà delle risorse espressive degli organi illustrate nel Corpus, e si usa il metro dello Zarlino, si deve concludere che nel Cinquecento quest’arte doveva essere tra quelle meno imperfette. Il ‘progresso’ della manifattura si misura nella distanza che corre tra il rogito del 1483 di Cesena per un organo con Principale, Ripieno alla XXII, Flauto e quello del 1585 di Roma per uno strumento con due tastiere e quindici registri, tra cui quattro Flauti fra aperti e tappati in metallo o legno e due ance, di cui una divisa in Bassi e Soprani al Do3 (Doc. 343, 923).

Quando lo Zarlino scrive i Sopplementi musicali, è da un centinaio d’anni che sullo strumento polifonico dotato di tenuta dinamica del suono l’organista sceglie il timbro più adatto al brano da eseguire e pone le parti dell’Orazione musicale su piani sonori distinti, come il pittore dispone in prospettiva i personaggi e ne colora le vesti; ed è da vari decenni che fa sentire alla tastiera strumenti naturali come sordine (Doc. 668) e zampogne (Doc. 694), trombe squarciate (Doc. 738), vose de piffari, di tromboni e cornamuse (Doc. 741), di chornetti (Doc. 786), storte (Doc. 889), e Violine (Doc. 983); che dispone di ingegni come il Tremolo per far l’armonia languida et dolce (Doc. 904), ed artifici per far udire risignoli, con tambori et altre fantaxie (Doc. 741); che pratica arpicordi e regali, l’orghano di carta o con le canne di cipresso, clavicembali e l’instromento Pian e forte con l’orghano di sotto (Doc. 1018), lo Strumento di tasti con corde secate à guisa di quelle della Viola col mezzo d’una ruota (Doc. 895), l’orghano cromatico enarmonico con 264 canne per due registri e tasti disposti su dua tastature l’una sopra l’altra con ambito di circa quattro ottave (Doc. 995).

L’espressione Rè de gl’istrumenti piovuta in penna al Diruta nel 1593 quando scrive Il Transilvano, dove chiama per Eccellenza Organo quello che raccoglie in se tutti gl’altri, cioè la Virtù di tutti gli altri istrumenti, discende da un tale caledoscopio di timbri, colori e varietà di tipologie. Posta in apertura del primo libro che insegna il vero modo di sonar organi, et istromenti da penna, nella corona del Diruta erano forse idealmente intrecciati anche gli allori degli organisti, che come scrive Vincenzo Giustiniani avevano partecipato negli anni Settanta all’invenzione di vari modi di suonare e di un modo di cantare molto diverso da quello di prima per la varietà di passaggi nuovi e grati all’orecchio di tutti.

Di tali cambiamenti si hanno riscontri. Nei Ragionamenti del 1567 Cosimo Bartoli scrive che l’organista Lorenzo da Gaeta tanto differentemente, & diversamente sonava l’una volta dall’altra da far pensare a chi non l’avesse visto a duoi sonatori diversi, tanto era capriccioso; nel Discorso del 1572 Girolamo Mei attesta che era pratica dei musicisti allettare le orecchie degli ascoltatori con il sentimento della continuata delicatezza de loro accordi, e consonanze, e cento altre soperchie maniere d’artifizio; nel Dialogo del 1581 Vincenzo Galilei scrive che i musici avevano anteposto a ciascun’altra cosa la novità per diletto del senso (Doc. 896); nella Dedica ai Concerti stampati nel 1587 Giovanni Gabrieli loda le inventioni, le maniere nove, il dilettevole stile dello zio Andrea morto nel 1585, assicurando che chi aveva gustato il suono de’ suoi concenti poteva dire d’aver provato i veri movimenti d’affetti.

Di effetti, affetti e passioni si scrive almeno dal 1555, quando Nicola Vicentino ne L’antica musica ridotta alla moderna prattica illustra il modo di dimostrare gli effetti delle passioni delle parole & dell’armonia per far sì che gli oditori restino satisfatti; e sulla necessità di imparare a sonare, e a cantare le pronuntie delle passioni delle parole, ovvero dei moti contrari dell’animo secondo l’affetto che vuol muovere il sonatore, il Vicentino torna nel 1561; seguito nel 1568 da Vincenzo Galilei, che nel Fronimo afferma come la causa principale per cui la musica è in pregio sia quella di esprimere gli effetti delle armonie.

Volto ad imitare la natura, lo spirito del Manierismo si esprime sia nelle meraviglie degli artifizi e nelle sorprese degli effetti sia nel diletto dei sensi e nei movimenti d’affetti; ne è specchio anche la stampa musicale, che a lato dei Capricci in musica del 1564 del Ruffo, delle fantasie sopra varii canti fermi del 1575 per Organo, Clavicembalo o Clavicordio del Rodio, della bataglia francese et canzon delli ucelli del 1577 e dell’echo del 1596 con una battaglia a otto del Banchieri, pone i Dolci affetti del 1582 del Crivelli e i Pietosi affetti del 1598 del Grillo.

Se ai sudditi è precluso l’ascolto dei concerti di corte con musica reservata ai principi, non mancano Accademie come a Brescia dove dal 1576 si tiene il trattenimento soave della Musica, ò per canne, ò per corde, ò per voci, o come a Pavia dove l’intervenimento di gratissimi concerti musicali non meno di strumenti che di voci è praticato almeno dal 1589; e tutti possono accedere ai templi dove prestano servizio i virtuosi, come Jacopo Peri che dal 1573 canta in sul organo della SS. Annunziata di Firenze. Sul concorso del popolo ai concerti si hanno le seguenti testimonianze. Nel 1565 Girolamo Cavazzoni scrive al duca Guglielmo Gonzaga che l’organo di Graziadio Antegnati in Santa Barbara è riuscito tanto buono da sembrare che a questa chiesa sempre vi sia il giubileo per la frequentacione del populo che ci viene per questo (Doc. 802); il veneziano Rocco Benedetti riferisce che nel 1571 per la vittoria di Lepanto il popolo accorre in San Marco, il famosissimo Tempio dove il Diruta ascolta nel 1582 un duello di due Organi rispondersi con tanto artifitio, e leggiadria, per udire i concerti fatti sull’organo con ogni sorte di stromenti, e di voci ché pare si aprano le cattaratte dell’harmonia celeste; nel 1584 l’arcivescovo di Bologna per il gran concorso, & frequenza del popolo che va à i Monasteri ad ascoltare le musiche, & organi con molta distrattione di spirito si vede costretto a proibirle (Doc. 918); da una delazione a Sisto V (1585-90) si ha notizia del malissimo abuso di certe monache che a Napoli invitano cavalieri et altre persone ai loro concerti attendendo a delettare al popolo più che a lodare et ringratiare Dio; nel 1599 ascoltando il gran Concerto delle monache di San Vito guidate dall’organista di gran nome Giulia Fiaschi a papa Clemente VIII accade di piangere copia di lagrime, per tenerezza come forse avevano fatto i cittadini di Ferrara, i principi d’Este, Margherita Gonzaga e la regina di Spagna che vi s’era recata col seguito di tanti gran principi, e signori.

Un luogo comune vuole che sul crinale del secolo si passi dal Manierismo al primo Barocco, e quindi dagli effetti agli affetti; e questo perché sono ritenute inedite e vergini le indicazioni di prassi esecutiva date da Girolamo Frescobaldi nelle stampe del 1615 e 1616 del primo libro delle Toccate e Partite. I consigli di distinguere i passi, portandoli più et meno stretti conforme la differenza dei loro effetti, e del non stare soggetto a battuta sostenendola anche in aria, secondo i loro affetti, ò senso delle parole son visti come Minerva uscita in armi dalla testa di Giove, mentre sono il punto d’arrivo di una elaborazione teorica e pratica che già contava dodici lustri. Difatti, un arco unisce il muovere la misura per dimostrare gli effetti delle passioni del Vicentino 1555 alla battuta Qui tarda, e là veloce e all’Or la sospende e libra del Guarini 1581 sul canto di Laura Peperara, al tatto da stringere et allargare dello Zacconi 1592, al non stare soggetto a battuta del Frescobaldi 1616, al tempo dell’affetto dell’animo, e non a quello della mano del Monteverdi 1638. Cosicché, come si è cercato di provare in altra occasione, le pagine del Cinquecento suonate come al cembalo scrivano, ovvero deprivate dell’ariosa cinematica che in funzione di fluido musicale amalgama i nuovi artifici destinati al diletto del senso e a muovere l’affetto dell’animo collegando l’esordio all’egresso, tradiscono il linguaggio della civiltà musicale che va da Merulo ai due Gabrieli.

L’incoronazione di Girolamo Diruta (1550 c.-1613 c.) giunge dopo il rilievo tecnico del 1581 di Vincenzo Galilei (1520 c.-1591): l’organo, per avere molte e molte canne di diversa grandezza e grossezze con diversi artifizi fatte, e per la copia dei registri, si presta ad esprimere molte sorti di affetti (Doc. 896); e precede l’analisi storica del 1609 di Adriano Banchieri (1568-1634): Vero è, che le scienze, & arti non solo vengono inventate, ma parimenti da ingegni speculativi, ornate, & ampliate; Così questo Organo lo scorgiamo da dieci lustri in qua ridotto in somma perfetione. Secondo la cronologia del Banchieri che i documenti confermano, il ‘progresso’ della manifattura tocca il punto più alto nell’ultimo ventennio del secolo; quando a Milano, Cremona, Firenze, Pisa, Orvieto, Roma e Palermo si realizzano organi di 24 e di 16 piedi, alcuni in due corpi chiamati l’uno grosso principale o grande e l’altro positivo o del poggiolo.

contenuto inserito da: - Segreteria OrganieOrganisti.it