L'organo in Italia: questo sconosciuto...

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L'organo in Italia: questo sconosciuto...

Messaggioda admin » 08/05/2017, 20:51

"L'ORGANO IN ITALIA: QUESTO SCONOSCIUTO..."
Breve disamina del mondo organistico italiano


Dire “organo” in Italia significa oggi dire “chiesa”: sono rarissimi gli strumenti collocati in teatri, sale da concerto, auditorium etc.

Risultato: il re degli strumenti musicali è, a livello popolare, pressoché misconosciuto e, a livello ecclesiale, limitato al (sempre più misero) ruolo che occupa all'interno del culto divino della Chiesa cattolica.

Sicché anche i fedeli, che frequentano abitualmente la messa in parrocchia, hanno modo di ascoltare l'organo al minimo delle sue possibilità foniche (accompagnamento del canto liturgico http://www.cantoliturgico.info ) .

Bisogna precisare che in Italia non esiste la professione di organista liturgico http://www.organistaliturgico.it , nel senso che nessuno può rispondere «l'organista di chiesa» http://www.organistadichiesa.info alla domanda «che lavoro fai per guadagnarti da vivere?!», se non in casi che si contano sulle dita di una sola mano. Ciò è dovuto al fatto che nella Chiesa cattolica il canto e la musica strumentale non sono ritenute parti costitutive del rito, bensì, in definitiva, opzionali.

È per questo che tantissimi parroci (anche se titolari di chiese importanti dal punto di vista storico-artistico o comunque ove siano custoditi prestigiosi organi) preferiscono avvalersi di chiunque – meglio se gratuitamente! – si arrangi a suonare anche alla meno peggio per accompagnare quei pochi raffazzonati canti liturgici http://www.cantiliturgici.it , arrivando a volte ad escludere dall'uso rituale strumenti antichi http://www.antichiorgani.it perché ritenuti non idonei all'accompagnamento del canto!

Tutto ciò ha contribuito ad un generalizzato decadimento della musica sacra nella Chiesa cattolica italiana negli scorsi decenni.

Addirittura non è infrequente negli ultimi tempi il totale abbandono dell'organo a canne http://www.organoacanne.info a vantaggio di surrogati elettronici (acquistati quando l'organo a canne non è più utilizzabile e non si può/vuole restaurarlo) oppure, sempre più frequentemente, di chitarre e strumenti a percussione, con tutto il relativo repertorio di canti “pop” che (sembra) tanto piacciono agli adolescenti e pure ai loro genitori.

Così, l'utilizzo cultuale del nostro immenso patrimonio di organi di pregio storico-artistico (per non contare i non pochi costruiti negli ultimi decenni) viene via via accantonato a vantaggio dell'eventuale uso culturale: proliferano, infatti, decine di rassegne concertistiche di tradizione (alcune già piuttosto longeve, come nella celebre basilica di S. Vitale a Ravenna e nel santuario francescano della Verna in Toscana, entrambe fondate più di mezzo secolo fa) e centinaia di concerti http://www.concertidorgano.info più o meno regolari sparsi per tutta la penisola, nel centro-nord in particolare.

Nonostante ciò gli strumenti restaurati, o comunque in piena efficienza, sono sempre una minoranza, soprattutto nel centro-sud del paese. Nota ancor più dolente la sempre più rara costruzione di organi nuovi.

Malgrado questo generalizzato “ingolfamento” della situazione italiana, attualmente sembra che le classi d'organo nei 57 conservatori statali di musica non soffrano crisi particolarmente gravi, anche se è certo che il numero di iscritti è un po' calato negli ultimi anni, tanto che diverse cattedre, dopo il pensionamento dei relativi titolari, non vengono perpetuate e definitivamente chiuse (anni fa vi erano conservatori con quattro cattedre d'organo!).

Al momento 7 sono gli istituti che conservano tre cattedre, 12 hanno in organico due cattedre, 34 conservatori hanno attivata solo una cattedra, infine 4 non hanno mai avuto un corso d'organo. Del resto, ad esempio, non è certo stimolante per un aspirante allievo il fatto che nel conservatorio di Milano non vi sia un bell'organo da concerto http://www.organodaconcerto.cloud !

Inoltre, come detto, risulta pressoché inesistente una prospettiva occupazionale per coloro che conseguono un titolo di studio statale in organo: fare l'organista di chiesa è un'attività aleatoria (ovvero regolata unicamente dal tasso di gradimento del parroco di turno) e non soddisfacente dal punto di vista economico (la maggior parte dei miseri emolumenti sono corrisposti “in nero”, ovvero semplicemente brevi manu e quindi senza alcun onere previdenziale; il "tariffario nazionale musicisti di chiesa" http://www.musicistidichiesa.it proposto a suo tempo dalla Associazione Italiana Organisti di Chiesa http://www.associazioneitalianaorganisti.it rimane oggi un pio desiderio) e nemmeno dedicarsi all'attività concertistica in Italia rende possibile una carriera continuativa in quanto non esistono enti, pubblici o privati, che si occupino costantemene di promozione e organizzazione di concerti d'organo, attività che, invece, quasi sempre è lasciata alla buona volontà di qualche organista che abbia pure doti “manageriali” che permettano di raccogliere contributi economici (sempre più esigui, per la verità, tanto che i cachet offerti ai concertisti raramente oltrepassano 400 euro netti)!

Tornando ai conservatori, bisogna tener presente che il vecchio ordinamento degli studi (risalente al 1930) garantiva una solida formazione dell'organista (ritenuto “di chiesa” per antonomasia) mediante lo studio dell'armonia, del contrappunto e della fuga, nonché della composizione di mottetti vocali con accompagnamento organistico. Così è ancora oggi, ma in occasione della successiva riforma dei programmi didattici (arrivata solamente nel dicembre 1999) non è stata purtroppo prevista l’istituzione di un doppio ramo negli studi d’organo, liturgico e concertistico, così come avviene da tempo in altri paesi, sono state invece rafforzate diverse materie complementari che, in buona sostanza, sottraggono preziose ore di pratica allo strumento musicale; inoltre, l'accesso ai nuovi corsi accademici (ora equiparati al livello universitario) sarebbe garantito solamente a chi già possiede un livello musicale medio-alto per acquisire il quale non è ancora istituito in maniera uniforme a livello nazionale un sistema di studi che garantisca una formazione strumentale specifica (i licei musicali sono di recente costituzione e prevedono corsi per pochi strumenti, tra i quali raramente l'organo!); per non parlare dell'educazione musicale di base nei precedenti cicli d'istruzione nella scuola statale, completamente assente in quello secondario (dai 13 ai 17 anni) tranne, come detto, nei nuovi licei ad indirizzo musicale, invece in quello primario (dai 6 ai 10 anni) le obbligatorie due ore settimanali di “educazione al suono e alla musica” è impartita da docenti molto di rado sufficientemente competenti in materia (quindi l'efficacia delle lezioni è dovuta esclusivamente alla buona volontà, da parte docente di turno, di auto-formarsi dal punto di vista della didattica musicale rivolta ai bambini).

Quanto meno in qualche conservatorio (ancora pochi purtroppo), a seguito dei lungimiranti auspici della Conferenza Episcopale Italiana nel 2001, sono stati istituiti dei nuovi corsi accademici in “organo per la liturgia” http://win.organieorganisti.it/CEI_curricula_organo.htm che nel frattempo hanno dato frutto... ma come si può incoraggiare uno studente ad acquisire un titolo di studio statale che non garantisce in alcun modo la prospettiva di un qualche sbocco professionale?!

Parallelamente l'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana ha istituito, dal 1994, un “Corso di perfezionamento liturgico-musicale” (Coperlim) http://www.coperlim.info che però non è specificamente rivolto agli organisti, bensì ai musicisti di chiesa in generale e punta l'attenzione quasi esclusivamente sugli aspetti liturgico-musicologici.

Molto più avanzata è l'organizzazione degli studi in musica sacra presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra in Vaticano http://www.pimsvatican.info , tuttavia nemmeno conseguire una laurea in organo presso il conservatorio di musica del Papa dà diritto, in Italia, ad accedere ad un posto di lavoro remunerato come musicista di chiesa (nemmeno gli organisti in servizio nella basilica di S. Pietro in Vaticano godono di un regolare contratto di lavoro!).

Per finire, tra le 226 diocesi italiane, ve ne sono alcune (circa una trentina) che hanno ufficialmente istituito corsi di formazione per organisti liturgici, vòlti soprattutto all'acquisizione di competenze circa l'accompagnamento del canto assembleare e una sufficiente padronanza dello strumento.

Di fronte a tale arretratezza culturale, è naturale che il mondo organistico oltralpe e oltreoceano sia ormai da tutti percepito come, in linea di massima, migliore che in Italia, tanto che si registra sempre più frequente la tendenza tra giovani neo-diplomati italiani a trasferirsi per studiare e lavorare all'estero, ovunque sia molto più facile praticare il “mestiere” di organista di chiesa: si emigra in Inghilterra, Germania, Austria, Svizzera, Francia; negli USA, ad esempio, il torinese Corrado Cavalli http://www.organieorganisti.it/utenti/corrado-cavalli , divenuto nel giugno 2015 organista ufficiale della chiesa parrocchiale St. John Cantius a Chicago e il padovano Simone Gheller http://www.organieorganisti.it/simone-gheller , trasferitosi nel 2009 e attualmente Music Director e organista titolare alla St. Jerome Catholic Church di Oconomowoc nello stato del Wisconsin.

Per quanto concerne la presenza di organi da concerto “laici”, è nota la mancata occasione all'auditorium “Parco della Musica” nel 2002 http://www.organieorganisti.it/un-organo-laico-roma che ancora oggi fa di Roma forse l'unica capitale europea a non possedere un organo a canne in una sala da concerto, benché esistano alcuni strumenti di questo genere (Trento, Firenze e pochi altri), per non parlare degli auditorium della RAI di Torino e di Napoli, ove i grandi organi Tamburini giacciono completamente inutilizzati!

Circa, infine, lo sterminato patrimonio di organi nelle chiese http://www.archivionazionaleorgani.it , siamo ben lontani dalla piena valorizzazione, causa il numero ancora non sufficiente di restauri, nonché l'abbandono cui vengono lasciati molti organi a motivo del disinteresse del clero, dell'imperversare di strumenti musicali alternativi e della “fuga di cervelli” organistici all'estero!

L'organo in Italia: questo sconosciuto...

Paolo Bottini
http://www.paolobottini.it

- tratto dalla pagina internet http://www.organieorganisti.it/breve-di ... no-bottini
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