il nuovo messale 2020

Nell'anarchico "mare magnum" liturgico-musicale italiano... dite la vostra!

il nuovo messale 2020

Messaggioda lorenzo » 15/01/2021, 18:48

Il nuovo Messale, oltre alle ben note e discutibili traduzioni & aggiunte politicamente corrette secondo la moda oggi imperante, nelle intenzioni dei compilatori prevede che il celebrante canti numerose parti della Messa.

Si tratta di un’intenzione molto lodevole e, nelle istruzioni (di centinaia di pagine!), ci sono anche un paio di passaggi sorprendentemente condivisibili, anche se non fanno altro che ribadire quanto stabilito dal Concilio Vaticano II e in altri documenti ufficiali (rimasti in genere lettera morta). Mi riferisco all'affermazione che la musica è parte integrante della liturgia (e non semplice orpello come in molti ancora pensano) e che lo strumento da preferirsi per accompagnare le sacre funzioni rimane l’organo A CANNE (e non i pornofoni purtroppo così tristemente diffusi).

Mi sono però sorte spontanee alcune domanducce:
1) come faranno i nostri sacerdoti, purtroppo spesso anziani e costretti ai tripli turni e travolti da mille impegni quotidiani, dopo anni in cui non hanno mai biascicato nemmeno il semplice “Mistero della Fede”, a mettersi improvvisamente a dover imparare e cantare tutti questi interventi a loro riservati?

2) tali nuovi interventi musicali sono scritti in tonalità relativamente alte (il do alto del terzo spazio in chiave di sol è costantemente toccato): si può pensare che i nostri sacerdoti riescano a mantenere l’intonazione, senza calare, anche per frasi molto lunghe?

3) nel nuovo Messale continua, come da antica prassi, a non essere previsto l’accompagnamento del celebrante: giusto e bello, ma veramente possibile?

4) per quale motivo sono state modificate (talvolta in passaggi limitatissimi, ma sufficienti a creare confusione) melodie che, con grande fatica, erano entrate nella prassi almeno di qualche parrocchia più volonterosa e fortunata?
Sarò pessimista, ma temo che si tratti dell’ennesima buona occasione sprecata.

Dell’ennesimo volo pindarico dei teorici della liturgia che non conoscono la musica, che sembrano non essere mai stati ad una Messa (perlomeno ad una normale Messa di paese) e che pretendono risultati elevati e impegnativi senza che vi siano i presupposti per poterli raggiungere.

E soprattutto per l’ennesima volta si continua ad ignorare il problema base da cui tutto dipende.
La preparazione.
Se vogliamo davvero che i sacerdoti e/o i fedeli cantino bisogna prima che siano educati al canto (e alla musica) e poi abituati a cantare.
E questo, come ben sai, richiede un lavoro lungo, difficile e faticoso che può essere svolto solo da persone che conoscono la musica e sanno come insegnarla.

Ritorniamo cioè al solito, vecchio, trito e ritrito discorso.
Servono organisti (direttori) bravi, preparati e disposti a investire tanto, ma tanto tempo.
Gratis?
lorenzo
 
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Re: il nuovo messale 2020

Messaggioda Moderator Fori » 23/01/2021, 19:02

Gentili colleghi,

ho avvertito una nota di polemica verso il testo del nuovo messale nella lettera di L. Marzona. Alcune delle innovazioni introdotte sono già contemplate nel messale cattolico di lingua tedesca, che trovo pure più fedele all’originale latino. Chi ha “aggiornato” il linguaggio ha sicuramente riflettuto a lungo ed ha le competenze per farlo. Non sta a noi criticarne le scelte. Nella liturgia di lingua tedesca, inoltre, sono in uso da secoli delle forme parafrasate di Gloria e Santo (e.g., quelle di M. Haydn e di F. Schubert), ossia da molto prima che il CVII concedesse l’uso delle lingue nazionali. Giusto per avere un’idea di cosa accada al di là del confine.

Il concetto (molto luterano) che la musica faccia parte della liturgia fatica ad affermarsi in Italia. Il celebrante dovrebbe dare l’esempio e cantare di più. Il nuovo messale lo ribadisce. In Austria si canta molto, però l’amore per la musica viene trasmesso già nella primissima infanzia, praticamente tutti sanno leggere la musica. In Italia, come dice L. Marzona, pesa la mancanza di preparazione, a partire dai nostri sacerdoti. Fino a 60-70 anni fa, si cantava tutto in latino e la gente partecipava piuttosto passivamente alle celebrazioni. Ora si cerca di coinvolgere i fedeli, ma come? Il repertorio in italiano è limitato, talvolta di scarsa qualità o sconosciuto. Spesso l’intera liturgia è improvvisata, con lettori trovati all’ultimo momento che sbagliano pronunce e punteggiatura, cantori volenterosi che non hanno la minima idea del ritmo e dell’intonazione e magari pretendono di "dirigere" la comunità, strimpellatori della domenica che "tanto lo fanno gratis et amor Dei". Non è lo strumento che rende la musica migliore o “sacra”, ma chi lo suona. Ad esempio, se la chitarra fosse usata come un liuto da mani esperte, non certo dai “grattaformaggio” che conoscono quattro accordi, darebbe un contributo fondamentale ove non ci sia un organo funzionante ed un organista disponibile e preparato.

Da credente, oltre che organista, mi pongo la domanda: cosa possiamo fare? Possiamo continuare a lamentarci della situazione, ma finché queste critiche restano tra di noi, il problema non viene risolto. Onestamente, sono stufa di leggere sterili polemiche in ogni ambito, dalla politica alla Chiesa, senza mai trovare una critica costruttiva o una proposta. Dal mio piccolo, un’idea potrebbe essere quella di creare un gruppo liturgico (ministranti, lettori, musicisti) in ogni parrocchia, in modo da distribuire le risorse già presenti nelle varie messe, di concordare e preparare le celebrazioni e di "educare" progressivamente prima solo gli addetti e poi la comunità intera. Il parroco di turno direbbe probabilmente che la gente non ha tempo. Tentar non nuoce. Altre idee? Ci sono sicuramente parrocchie virtuose in Italia che possono dare l’esempio.

Cari saluti da Vienna.
L. Pittarello
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Re: il nuovo messale 2020

Messaggioda Magister Cremonensis » 23/01/2021, 19:20

Concordo con quanto scritto da Marzona!

E la grande novità è che le partiture musicali non sono più in appendice e/o come allegato asportabile, bensì all'interno delle pagine del Messale e pure in abbondanza e ispirate in particolar modo al canto gregoriano: evviva!

Vi è però un "però": posto che cantare non è obbligatorio, chi inciterà, appunto, i nostri sacerdoti (e i seminaristi che sacerdoti diventeranno) a cantare, non solo, ma a cantare bene?!...

In proposito sant'Agostino ha scritto: «Ognuno chiede in qual modo cantare a Dio. Canta a Lui, ma canta bene. Egli non vuole che le sue orecchie siano offese. Canta bene, fratello» [S. Agostino, Esposizioni sui salmi, Commento secondo al salmo 32, paragrafo 8].
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Re: il nuovo messale 2020

Messaggioda Bombardone93 » 23/01/2021, 19:51

In risposta al saggio intervento di L. Pittarello da Vienna, sicuramente è ottima l'idea di costituire "gruppi" liturgici nelle parrocchie... ma il buon funzionamento dei medesimi dipende unicamente dalla precisa volontà di coordinamento dei singoli parroci... tutt'altro che concordi riguardo la vexata quæstio di quale tipo di canto liturgico favorire: il repertorio CEI (addirittura il canto gregoriano?... non sia mai!) oppure il "sacro pop" che tanto va di moda ormai anche tra i fedeli non più giovanissimi?!...

Il tutto dietro la sostanziale accidia dei vescovi che ritengono superfluo legiferare in materia liturgico-musicale... certo, superfluo, se non addirittura deleterio... verso la di loro tranquillità!... sì, perché dire «bisogna fare così e basta» è sempre impopolare!

Insomma: in mancanza di direttive dall'alto (vescovi e relative commissioni diocesane di musica sacra, ma innanzitutto Ufficio Liturgico Nazionale della CEI) che siano vincolanti e non invece - come purtroppo ci hanno abituato i documenti liturgico-musicali postconciliari - del tutto opzionali (si raccomanda, è desiderabile, sarebbe sommamente utile etc.), io credo che nuoteremo sempre in un caotico mare magnum in cui ognuno fa esattamente ciò che gli garba!

Ecco quindi non raro assistere in parrocchia a cambi di rotta (dal gregoriano al Gen Rosso oppure da Frisina ai corali di Bach) in occasione del cambio di "capitano" (ovvero: parroco che arriva, liturgia - e musica - che cambia): questa è una Chiesa veramente «cattolica»?!... In tutto ciò sembra che i fedeli subiscano passivamente il bello e il cattivo tempo...
Bombardone93
 
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Re: il nuovo messale 2020

Messaggioda Tony Leva » 29/01/2021, 11:32

Mi presento: sono padre Tony Leva, musicista, compositore, direttore di coro e direttore dell'Ufficio Liturgico della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa (PZ).

Il messaggio del signor Lorenzo mi sembra molto polemico e poco informato, per cui provo qui a dare una risposta ad alcuni quesiti.

Innanzitutto, quali sarebbero le traduzioni discutibili? Il signor Lorenzo avrebbe saputo fare di meglio? Seguiranno proposte?

In risposta alle "domanducce":

1) Quindi, il ragionamento è: «Siccome i preti non cantano e chi sa se lo farebbero mai in chissà quale lontano futuro... meglio lasciar perdere? Non mettiamo la musica nemmeno in appendice, tanto i preti non canteranno mai!». Sarebbe questo l’atteggiamento giusto? O forse non è da valutare come un tentativo (certo, al momento rimane solo un un tentativo, purtroppo) ...chiamiamolo di "sensibilizzazione alla musica e al canto", un tentativo positivo, quello di aver posto di nuovo l’accento sulla musica come parte integrante della liturgia in un testo così importante come il Messale Romano? Non è quello che si auspica da anni proprio su queste pagine? Il fatto che le musiche ci siano e siano messe proprio lì, "in faccia" al sacerdote che presiede, credo sia una bella cosa, da salutare con un accento di positività e di speranza. O no?

2) Mai sentito parlare di trasposizione? Specialmente in questo "genere" di musica, le scelte tipografiche sono una cosa, l'esecuzione un'altra.

3) :|

4) Quali sarebbero le melodie modificate? A quello che mi risulta non solo ne sono state composte di nuove (o comunque recuperate da moduli antichi... cosa lodevole e degna, secondo il mio parere!), ma l'unica melodia che contiene una variante, rispetto a quella "entrata nella prassi" è quella della Dossologia finale. Che comunque tutti (salvo pochissime eccezioni) i sacerdoti già sbagliavano, rispetto alla versione scritta sul messale... anzi, la modifica proposta nella III edizione -secondo me- aiuta meglio a evitare l’errore entrato in prassi con la melodia del messale II ed. E poi non fa niente, mamma mia! Magari si cantasse l'una o l'altra!

Quello che voglio dire è: quando si tratta di criticare, io sono il primo a farlo. E su questo messale ci sarebbero molte cose da dire! Ma quando si tratta di accogliere una proposta o un frutto positivo o un barlume di speranza, perché non farlo? Siamo sicuri che dire che gli Uffici Nazionali, le Conferenze Episcopali e i vescovi in genere sbagliano solo sempre e comunque ci porti lontano?

Certo, ripeto: io sono il primo a denunciare la mancanza di preparazione, attenzione e semplice interesse da arte dei vescovi in primis; delle lacune nella formazione dei presbiteri; della svendita del valore di una musica di qualità nella liturgia, in favore di una mediocrità rampante, ma non è picconeggiando, sabotando e negativizzando che si fanno progressi.

Questa, naturalmente, è solo la mia opinione.

Buona giornata e buon lavoro a tutti.
Tony Leva
 
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Re: il nuovo messale 2020

Messaggioda Giuseppe Piazza » 14/03/2021, 18:10

Sono organista nel duomo di SCHIO e nella chiesa di sant'Antonio abate dal 1950 (avevo 12 anni) e lo sono ancora, nonostante l'età. Mani e piedi vanno abbastanza bene, anche da soli; la testa di un 82.enne qualche volta viene meno, dimentica, e basta poco, una distrazione, una luce, un visitatore che passa vicino, per perdere la concentrazione. Ho studiato musica e organo a mie spese, assieme agli studi universitari a Padova: non ho mai chiesto soldi alla parrocchia per il servizio liturgico, solo a qualche concerto per l'inaugurazione dell'organo e per i matrimoni, sempre più rari, quando invece dell'orchestrina con cantanti chiedono l'organo, anche perché avevo lo stipendio d'insegnante statale al liceo.
L'amica Montserrat Torrent, ancora viva e vegeta a Barcellona, quando era a Schio per la stagione organistica, mi diceva che sbagliavo a non voler soldi: "tu sei un professionista, sai suonare e ti sei perfezionato. Devi chiedere un compenso adeguato, così ti stimano per quello che vali. Se non vuoi quei soldi, li dai in beneficenza". Forse aveva ragione lei. Altrimenti diventi un arredo della chiesa, vali meno di un catechista.

Oramai le nostre chiese sono spesso deserte, anche per colpa della recente pandemia, ma non solo, e pertanto il mestiere di organista diventa un optional per pochi.
Per il clero in generale, salvo rare eccezioni, l'organo è quasi un impiccio, così pure l'organista. Non ci sono mai i soldi per questi problemi che in genere si risolvono con un elettrofono che costa meno di un organo, o con una chitarra e il citaredo che gratta qualche accordo nel suo strumento vicino ad un microfono. Risolto anche il problema economico!
Vedo un futuro misero per gli organari e gli organisti. Ma spero di sbagliarmi.
Cordiali saluti
Giuseppe Piazza - Schio
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