L'organo affidato e poi abbandonato

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L'organo affidato e poi abbandonato

Messaggioda melanik » 24/09/2014, 12:09

In un paesello della bassa padana di cui è pietoso e saggio tacerne anche il nome, fu restaurato un organo del 1700 con 40 milioni di lire dal fondo parrocchiano. Fu affidato alle sapienti mani di un giovane organista il quale se lo fece suo e di uso esclusivo. Il giovane però aveva ben altre mire e abbandonato che fu il suo giocattolo ora, il prezioso organo, tace sommerso da ragnatele e escrementi. Credo con tutta forza che chi accetta la titolarità di un bene storico lo debba custodire, non solo usare quando ne ha voglia o per farsi bello. E ora chi paga il danno? Se il giovane musicista non aveva più voglia di suonare il suo giocattolo poteva almeno declinare l'incarico.
melanik
 
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Re: L'organo affidato e poi abbandonato

Messaggioda pal5 m+a » 25/11/2014, 12:02

La risposta è facile: prima di tutto non occorre fermarsi alle solite lamentele lacrimevoli e stop. In secondo luogo occorre denunciare alla competente autorità ( Equitalia, intendenza di finanza, Carabinieri, Ministero dei beni culturali ecc ecc ) la situazione. Se l'organo è stato acquistato con il contributo dei cittadini è giusto che questi si associno per denunciare chi ha avuto in custodia un bene di tutti ( il parroco). Diversamente succederà che tra alcuni anni questi (il parroco) ritornerà alla carica a piagnucolare per riparare l'organo da lui stesso trascurato. Sarebbe un'azione forte senza dubbio, ma anche di ammonimento per non ripetere in futuro sperperi di denaro. Se un ragazzo a scuola rovina l'arredamento dell'aula la scuola obbliga giustamente i genitori a rifondere le spese. Stop
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Re: L'organo affidato e poi abbandonato

Messaggioda admin » 17/11/2018, 17:07

Il fatto è che «Alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione» [*].

Purtroppo anche nel mondo organario, dopo l'inaugurazione di un nuovo strumento o di un restauro, è raro che si metta mano all'ordinaria manutenzione della macchina, per non parlare della manutenzione extra-ordinaria (ovvero almeno ogni ventennio bisognerebbe dare una "spolveratina" al soprammobile con totale smontaggio del materiale fonico, regolazione delle catenacciature, trattamento antitarlo etc. etc.)!...

Ciò è dovuto al fatto che nella realtà ecclesiale italiana non è previsto che vi sia un responsabile ufficialmente nominato dalla parrocchia che si occupi primariamente del decoro di canto e musica nella liturgia e poi anche, appunto, della tutela e valorizzazione del patrimonio organario, innanzitutto di quello di valore storico (ovvero di quegli strumento che ricadono sotto una legge di tutela dello Stato al compiere del settantesimo anno dalla inaugurazione): tutto è lasciato alla più totale anarchia, o meglio autarchia di ogni singolo parroco (in quale - non dimentichiamolo - è in ultima analisi plenipotenziario in fatto sia di liturgia che di amministrazione dell'ente parrocchia).

Così gli organi sono lasciati a prender polvere per decenni come nemmeno un quadro o una statua, fino a che si giunge al momento che gli essi rantolano ed è un miracolo se qualcuno riesce a raccogliere fondi più ingenti per un intervento straordinario che, invece, un'ordinaria manutenzione procrastinerebbe!

Il risultato è sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti: organi da tempo dimenticati giacciono sepolti da polvere, calcinacci, alterati da interventi maldestri, addirittura strumenti di recente edificazione lasciati semi-abbandonati a favore di più "liturgici" elettrofoni e utilizzati solo per un concertino l'anno...

Dopo il fallimento di una associazione nazionale di organisti di chiesa http://www.associazioneitalianaorganistidichiesa.it , forse sarebbe di miglior vantaggio per il mondo organistico italiano la costituzione di un'associazione laica http://www.associazioneitalianaorganisti.it che si occupi esclusivamente della valorizzazione del patrimonio organario e non della musica liturgica, aspetto che compete unicamente la Chiesa (alla quale - ormai siamo rassegnati a constatarlo - nulla interessa, a livello meramente pratico, della qualità di questo importante aspetto della sua vita cultuale).

[*] (così Leo Longanesi in "La sua signora", Milano 1955; - https://www.longanesi.it/libri/leo-long ... 830447387/)
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