Il danno del dilettantismo organistico

Questo forum è riservato a tutti coloro che svolgono più o meno regolare servizio di organista nel culto delle chiese cristiane in Italia.

Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda admin » 06/09/2015, 16:09

L'organo, la voce di Dio (?)

di Roberto Bertero - http://win.organieorganisti.it/curric_bertero.htm

Premessa

L'organo è lo strumento musicale spirituale per eccellenza.

Non a caso la sua collocazione ideale, specie nelle cattedrali romaniche e gotiche, è sempre stata tra cielo e terra: sulla tribuna, sotto il rosone.

Un'esigenza simbolica oltre che acustica, in quanto sin dall'antichità si è soliti sposare il simbolismo visivo: la luce caleidoscopica che filtra tra i vetri colorati dei rosoni, col simbolismo sonoro: generato appunto dalle armonie dell'organo.

Sì, l'organo, che quando risuona a "pieni polmoni" può ben rendere l'idea di una voce tonante che scende dal cielo, sino a giungere, con tutte le gradazioni intermedie, ad un sublime "pianissimo" che può innalzare alle cose celesti i meandri più remoti del nostro animo.

Strumento quindi dalle infinite sfaccettature, definito da molti come "l'orchestra sinfonica che può esser suonata da... una sola persona". Ma con una marcia in più: è l'unico strumento musicale dotato di un legame indissolubile con la liturgia cristiana, per la quale rappresenta un valore, inimitabile e insostituibile.

* * *

Compito e dovere dell'organista è quello di riportare le opere d'arte musicali a casa, nella Chiesa, nella liturgia.
Esatto: riportare... verbo non usato a caso, in quanto l'organo vanta una letteratura vastissima, perlopiù originariamente creata come elemento costitutivo del culto divino, letteratura che solo in un secondo tempo è approdata al mondo concertistico.

Alla luce di ciò, comprendiamo quanto l'impiego liturgico di brani che oggi possono erroneamente venir tacciati come "concertistici" di fatto null'altro è che un doveroso ritorno alla propria funzione primigenia di composizioni nate per la Chiesa, o, comunque, degne di farvi parte (per oggettiva qualità, forza simbolica ed alta ispirazione).

Questo è sempre bene ricordarlo, per chi non lo sapesse o l'avesse dimenticato.

Per suonare in chiesa è infatti indispensabile conoscere le numerose sfaccettature della letteratura organistica ed essere in grado di eseguirla, con gusto e precisione, in modo che rispecchi sempre fedelmente il tempo liturgico. Bisogna anche saper improvvisare, essendo l'improvvisazione organistica una pratica spirituale, una preghiera-musicale che nasce per la liturgia e dalla liturgia stessa.

Tutti compiti che indubbiamente richiedono competenze specialistiche!

Visto che l'orario di lavoro espletato in loco, nella casa di Dio, è solo la "punta di un iceberg", se rapportato alle ore di preparazione/studio per poter garantire sempre un alto standard qualitativo, va da sé che la mansione di organista può venire esercitata unicamente da organisti professionisti (o soggetti che abbiano comunque maturato cultura e sensibilità di pari livello).

Ma veniamo alla realtà di tutti i giorni, che, data l'imperfetta natura umana, non è sempre rosea o in linea con tali premesse.

In Italia la realtà deve fare i conti con troppi anni di abbandono istituzionale, durante i quali la cultura musicale media è andata via via scemando.

Nelle chiese chiunque in grado di "rigirare due armonie", ancor più se gratuitamente, è stato il benvenuto come "organista" (tendenza che per altro contraddice i criteri musicali richiesti nei punti 115 e 120, Capitolo VI, del Sacrosanctum Concilium del 4/12/1963) [v. http://win.organieorganisti.it/sacrosan ... cilium.htm].

È una problematica sociale, ancora ben attuale, che ha causato e continua a causare una diseducazione all'ascolto, oltre che ovvi dilemmi etici nei confronti di chi ha conseguito una laurea in organo.

Questo inesorabile processo fuorviante ha raggiunto livelli pressoché insanabili, tanto che i fedeli (sovente perfino il clero) hanno mediamente smarrito ogni basilare forma di discernimento circa quale carattere musicale sia giusto aspettarsi in chiesa.

Salvo casi felici, di cultura e sensibilità proprie, va morendo l'attitudine (e forse anche il desiderio) di assaporare della vera musica durante le funzioni religiose, di porsi in ascolto.

Quasi con rassegnazione, anziché anelare verso la qualità (cosa che dovrebbe risultare spontanea in rispetto al valore di ogni funzione), si indulge verso il "chiunque può suonare", "chiunque può tenere la manutenzione di un organo", "chiunque può cantare", "chiunque può leggere"... un fardello di concessioni che possono portare l'assemblea ad assistere a situazioni a dir poco imbarazzanti.

Sicuramente nessuno desidera, di proposito, infastidire il popolo di Dio, ma, a tutti gli effetti sovente è ciò che accade.
A volte si insegue il giusto desiderio della "partecipazione attiva", di giovani e non, tramite la chimera di chitarre e amplificatori a manetta... dimenticando forse che, a dispetto di età e apparenze, l'essere umano molto semplicemente risponde al fascino del Bello.

L'apporto musicale dell'organo a canne (lì dove ancor peggio non sia stato abbandonato e rimpiazzato da un elettrofono) è diventato un amorfo riempitivo, un "quadro abbozzato a metraggio", avulso dal nobile trasporto mistico/artistico proprio della sua funzione originaria.

La figura dell'organista è disconosciuta a livello professionale, in quanto privata dal suo iniziale ruolo di grande responsabilità.

Se non si vede l'importanza di una cosa essa stessa perde di valore, ne consegue la tendenza ad offrire bassissime paghe (se non semplici rimborsi spese) ai professori organisti rimasti operanti sul suolo italiano. Con un occhio sempre aperto ad eventuali servizi musicali offerti da volontari, di dubbia qualità ma gratuiti.

È possibile giungere addirittura al paradosso: chi ascolta per la prima volta l'organo, nei rari casi in cui a buon ragione interagisce sinergicamente con la liturgia, è "basito", poiché l'esperienza va oltre la melensaggine dei soliti due/tre accordi rigirati con fare pressapochista, ai quali ci si è ormai assuefatti.

L'organista musicista, che, in clima di declino culturale, svolge con passione e perizia il proprio ruolo, assicurando la valenza formativa dell'educazione al bello, appare alle orecchie diseducate da anni di dilettantismo come un "concertista fuori luogo" un "esibizionista". In sostanza: il mondo alla rovescia.

Che danno!

Che danno è avvenuto nel concedere - a chiunque - l'accesso alle cantorie e ai preziosi strumenti a canne!
Danno che risulta ancor più doloroso se si pensa alla premessa di questo articolo, perché non si tratta meramente di un impoverimento culturale (cosa già gravissima), bensì, specie per chi crede nel valore di atti e intenzioni della liturgia cristiana, è andata progressivamente perduta l'alta opportunità di creare un degno collegamento sonoro verso le realtà intangibili!

La voce di Dio cosa è diventata? A quali compromessi l'abbiamo fatta scendere?

Vogliamo continuare ad assistere, inerti, ad una condizione sociale che vede ormai la cultura musicale in caduta libera?

Ricercando una possibile soluzione diamo un'occhiata a cosa succede all'estero, non per esterofilia, ma perché viaggiare, conoscere e confrontarsi, favorisce l'apertura mentale.

Bene, vediamo che da tempo immemore nei paesi di derivazione anglosassone le dinamiche dei rapporti Stato-Chiesa accompagnano costantemente lo sviluppo dei sistemi scolastici che divengono il ritratto di ogni singola nazione.
Il corretto apprendimento della musica (con classi corali e strumentali), unitamente alle discipline sportive, è parte integrante di qualsiasi percorso formativo.

Imparando sin da piccoli a vivere nel mondo della bellezza e dell'armonia, si creano, e si alimentano costantemente dalle basi, realtà sociali dotate di gusto e consapevolezza musicale, che si traducono in comunità ecclesiali aperte ad una vita musicale ricca di cultura, alta qualità e tradizione.

Conseguentemente ai musicisti vengono forniti tutti gli strumenti per espletare al meglio il proprio compito, cosa che si traduce in organi funzionanti al 100%, in grado di sostenere in modo equilibrato il canto assembleare, nonché di produrre arte.

Certo non come in Italia dove l'organista, in virtù di presunti "beni artistici" e strumenti "da tutelare", nella stragrande maggioranza dei casi si ritrova di fatto ad operare sul vecchio e sul fatiscente. in sostanza: «La cultura è solo una mera e sublime ricapitolazione!» come dice, a torto, Jorge ne "Il nome della Rosa" di Umberto Eco.

Tornati ormai nel nostro Bel Paese, constatiamo, con rammarico, che lo Stato applica continui tagli su cultura e sanità, privilegiando iniziative di facciata finalizzate ad accaparrarsi nuovi consensi elettorali.

È dunque morta ogni speranza?

No, perché la Chiesa detiene comunque la possibilità di salvaguardare la cultura; l'ha sempre lodevolmente fatto in passato ed è basilare che torni ad adoperarsi fattivamente anche in Italia!

E, non potendo contare su uno Stato solido e collaborativo, ragione in più per affidarsi ed investire autonomamente su figure musicali professionali (ben presenti nel nostro Paese), valorizzando il merito e mirando a conseguire livelli di eccellenza sul lungo termine. Le evoluzioni avvengono sempre nel giusto tempo.

La musica deve tornare ai musicisti, gli organi agli organisti titolati.

Se si saprà restituire dignità all'organo, vedendolo nuovamente come mezzo per veicolare arte ed elevazione spirituale, si potrà fare, insieme, la differenza.
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda Selvaticus » 06/09/2015, 20:54

Si,possiamo assentire a tutto quanto il M.° Bertero ha scritto, ma per come la penso io, sono solo belle riflessioni e lodevoli intenzioni .
In primo luogo, moltissimi professionisti dell'organo non sono disposti al servizio liturgico, ma all'insegnamento ed al concertismo.
Quando questi valenti maestri, terminato il loro concerto, lasciano la vuota cantoria ed il vecchio, antico e magari prezioso strumento, sono per la maggior parte i " dilettanti", che poggiano le sacre terga sulla panca e lo fanno funzionare con continuità. È vero, a volte non sono granchè... odorano di Bungart e di vecchi studi fatti con volenterosi parroci o in qualche scuola diocesana. Nei loro "preludi"... si aggirano smarriti fra accordi di tonica e dominante, indovinando a volte qualche passaggio più o meno modulante... ma sono loro, e non i "titolati" che fanno suonare lo strumento.
È anche il caso di sottolineare come... dilettantismo a parte, se non mettono le mani per improbabili intonazioni o dannosi ed improvvisati "restauri"... non vedo come possano danneggiare l'organo.
Non mi voglio dilungare, essendo la mia dialettica stringata e poco ridondante di citazioni, ma ribadisco la mia "affezione" a questi (quasi sempre) sconosciuti suonatori d'organo, senza i quali i tre quarti dell'attuale patrimonio organario, giacerebbe muto in vuote ed abbandonate cantorie.
Non conoscono sicuramente le sante raccomandazioni conciliari né disquisiscono su accordature equabili o mesotoniche... non eseguiranno le grandi toccate o estatici preludi, ma alla fin fine, SUONANO.
E questo, stando alla realtà dei fatti, è la cosa più importante.
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda melanik » 06/09/2015, 22:29

Capisco e concordo con tutto però che la polemica non diventi ossessiva e fuorviante. Conosco bravi organisti con diploma e ciondoli vari che non sanno accompagnare una liturgia e conosco bravi suonatori d'organo che non hanno diploma ma che sanno usare l'organo egregiamente nelle stesse occasioni. allora cosa si fa? Si buttano via?
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda claudio53 » 07/09/2015, 0:33

Bellisima esposizione...........da condividere al 100%.........

Tradurla in pratica non deve essere semplice....

Sarebbe bello che tutte le chiese parrocchiali fossero dotate di un organo a canne tenuto sempre efficiente.
Sarebbe bello che gli organi canne di tutte le chiese parrocchiali, quante sono in Italia 20.000? venissero suonati da diplomati in organo liturgico.
Diplomati in organo liturgico disponibili tutte le domeniche e feste comandate di tutto l' anno a presenziare le funzioni più importanti.
(Quindi con sostituti all' altezza pronti a prendere il loro posto in caso di malattia, attività concertistiche fuori sede o...piccole vacanze)
Diplomati in organo liturgico sempre presenti e se possibile con servizio gratuito.......
Infine cori parrocchiali in ogni parrocchia....disposti ad un percorso di crescita verso un repertorio di canti idoneo in qualità e quantità ( almeno 200? ) a ricoprire il prezioso ruolo loro assegnato alla liturgia di ogni domenica.....

E' una utopia alla quale dobbiamo tendere dobbiamo trovare un compromesso accettabile con la realtà?

Io credo che una risposta immedita non ci sia, ma sia bello mettere sul tavolo tante idee per poi trovare una sintesi.

Questo forum è sicuramente la sede giusta.

Claudio
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda Cinghiale » 07/09/2015, 16:06

Articolo quanto mai lodevole e sottoscrivibile appieno.
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda Massimo Dac » 07/09/2015, 16:32

È tutto molto giusto e molto vero [quanto scrive il M° Bertero], ma siccome io sono tra quelli che il "danno" lo perpetrano da una quarantina d'anni permettetemi qualche "distinguo".
1. Non sono sicuro che il conservatorio sia il posto migliore per formare organisti LITURGICI. Certe volte mi sono sentito dire: "Vieni te, perché quell'altro è bravo, ma non sa quando suonare... (un parroco)", "Non c'è stato modo di fare niente: ogni volta che iniziavo a suonare il celebrante mi faceva smettere... (un organista)".
2. Ben volentieri lascerei la panca a qualcuno regolarmente titolato, ma ogni volta che l'ho fatto (per semplici cambi di residenza, non per altro) quella panca è rimasta semplicemente vuota e MUTA!
3. Una volta superata l'età degli studi (e delle conseguenti ristrettezze economiche), in omaggio ad un sentimento etico tutto mio, ho interrotto l'accompagnamento delle cerimonie "a pagamento" indirizzando i richiedenti verso i miei conoscenti "titolati". E così sono stato apostrofato come snob, bighellone, ingenuo ecc...
Per carità, non generalizziamo, ma non spariamo tanto allegramente sull'organista dilettante: solo perché si è "fatto da sé" non è detto che, per il servizio liturgico, si sia fatto peggio.

E, per finire, un parere costruttivo: secondo me dovrebbero essere le diocesi a dotarsi di un albo [v. http://liturgiaetmusica.blogspot.it/201 ... sente.html ] e di un comitato dedicati alla musica liturgica. Intorno a me vedo fiorire una moltitudine di "ministeri" per i quali si organizzano corsi, incontri, cerimonie di assegnazione, ecc. Invece all'organo siedo sempre da solo, incontro il parroco cinque minuti prima della celebrazione per cercare di "sincronizzare" canti e musiche con quello che vorrà evidenziare meglio e poi "imbocco" i coristi...

Mah...

Cari saluti a tutti,

Massimo SI
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda paolo89 » 07/09/2015, 17:07

Da quando mi sento a mio agio con l'improvvisazione, non sento più l'esigenza di preparare questo o quel brano di letteratura organistica da suonare alla messa: la creazione estemporanea di musica non solo mi mette in linea con quanto hanno sempre fatto gli organisti nei secoli passati, ma mi mette in completa sintonia con quanto il preciso momento liturgico mi ispira in quel dato contesto!
Non è questione di pigrizia, ma di migliore interazione col culto.
Non nego, naturalmente, che un brano di letteratura organistica, adeguato al momento liturgico, possa avere la sua efficacia... però penso sempre che un Girolamo Frescobaldi a messa in S. Pietro in Vaticano nel 1608 mica suonava i ricercari di Marc'Antonio Cavazzoni (che peraltro era morto solo qualche decennio prima), e poi faccio il paragone con i nostri tempi: noi oggi non solo non suoniamo musica organistica degli anni Sessanta del secolo scorso... ma nemmeno quasi dei primi del secolo scorso!!
Dunque: avanti con la creatività contemporanea a servizio del culto divino!
paolo89
 
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda admin » 14/09/2015, 19:36

Roberto Bertero si interroga se veramente ancora oggi l'organo può essere considerato "voce di Dio" a motivo dell'imperversare nelle nostre parrocchie del dilettantismo pressapochista, arrivando ad affermare che non dovrebbe esser possibile a chi non ha fatto studi severi e ottenuto relativi titoli di studio svolgere attività di organista liturgico!

Pregasi leggere, in risposta, un (altrettanto appassionato) diverso punto di vista da parte dell'organista (e studente di teologia) pavese Giorgio Ferrari cliccando http://win.organieorganisti.it/Newslett ... ertero.pdf .
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda Alessandro72 » 16/09/2015, 20:24

Nella mia esperienza ormai trentennale di organista liturgico, e da vent'anni affiancata a quella di musicista professionista, non ho mai incontrato alcun organista "diplomato" - che il diploma ce l'abbia per davvero - che non sia anche un eccellente organista liturgico. Conosco invece fin troppi arruffoni, tanto arroganti quanto ignoranti riguardo il significato stesso di "essere diplomati in organo", da credersi più bravi di un organista. Sono stupito e imbarazzato nel leggere i commenti di cui sopra perché mi chiedo come possano delle persone che si auto definiscono "dilettanti", mettersi a discutere di musica d'organo con Roberto Bertero. Forse servirebbero un po' più di umiltà e di consapevolezza dei propri limiti: non troverete mai un organista che si mette a discutere di ingegneria nucleare o anche semplicemente di medicina con i rispettivi professionisti nel campo specifico della materia.
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda claudio53 » 17/09/2015, 22:55

Un grazie immenso ad ADMIN per aver riportato la lettera di Giorgio Ferrari in risposta alla posizione del maestro Robero Bertero.......

Parole e concetti di una limpidezza incredibile:
"Accoglienza e crescita" al posto di muro contro muro.......
Credo di non aver mai sentito un discorso così bello e chiarificatore sulla realtà dei professionisti e degli amatori nel campo della musica liturgica.

Come vorrei stringere la mano a Giorgio Ferrari ........ anzi abbracciarlo di cuore ..........

Claudio Barbero
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda Selvaticus » 23/09/2015, 8:31

Rispondo ad " Alessandro 72"...(io sono Selvaticus...52)..che accennava al divario dialettico che si sarebbe venuto creando in merito agli interventi ( probabilmente poco all'altezza ...) a seguito della lettera del M. Bertero.
Io, tanto per dirla tutta, non sono un dilettante, ma apprezzo e spalleggio l'operato dei dilettanti che suonano in chiesa. E' vero, alcuni sono dei poveri "arruffoni" che si arrogano meriti che non hanno, e che scompaiono ( o fanno svenire chi è loro vicino) appena poggiano le dita sui tasti.
Ma la maggioranza sono brave persone che, per le motivazioni che ho esposto nel mio precedente intervento, cercano o si sforzano di rendere onore a Dio.... con umiltà e disponibilità. A volte sanno poco, ma quel poco è buono e serve all'animazione della liturgia; alcuni "chiedono" e in barba agli anni che portano sulla groppa....si rimettono a studiare...quello che il tempo e l'elasticità mentale loro permette.
Se non ci fossero i dilettanti, mille e più strumenti non suonerebbero...accumulerebbero polvere su polvere e nella selva di canne ridotte al silenzio, troverebbe alloggio quella microfauna che gli estimatori degli organi, specialmente antichi, conoscono.
Io credo che, pragmatico come sono, nelle parole e nei fatti....al maestro Bertero si possa dire tutto il bene del mondo, riguardo al suo pensiero, ma con i bellissimi ideali e con elucubrazioni musical/teologiche....gli organi ( nella liturgia) non suonano.
Vogliamo che alla tastiera siedano solo diplomati e titolati, devoti e pii...? Allora che i dilettanti restituiscano le chiavi dello strumento che indegnamente " toccano" e se ne stiano a casa a far la calza...o per i "migliori", a strimpellare su una bella tastiera, i primi studietti del Bungart...che a loro sicuramente meglio si addicono.
In quanto ai dotti interventi che potrebbero dialogare " alla pari" in quanto a scienza conoscenza ed arte, con il M. Bertero, li stiamo aspettando.
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda melanik » 01/11/2015, 23:02

Quanto espresso da Giorgio Ferrari e' la degna sintesi di questo argomento tanto discusso e pur non sapendo se egli è maestro posso dire con certezza che egli è Maestro. Maestro con la M maiuscola poiché si è maestri dentro, nell animo e tutti i diplomi del mondo non potranno mai dare quello che non c'è nel cuore. La sensibilità musicale si può raffinare nei conservatori non ottenere, il famoso diploma serve a poco se non si sa creare un ponte tra chi suona e chi ascolta, tra chi suona e chi prega
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda f_finotti54 » 13/11/2015, 14:20

Potrebbe essere giunto il momento di abbandonare l'anacronistica - quanto sterile - classificazione in “organista liturgico“ e “organista concertista“, portato evidente dell'altrettanto inutile classificazione in “organo liturgico“ e organo da concerto“, come la storia recente insegna. Pensare il nostro strumento solamente come “organo ben fatto“ o “organo mal fatto“ potrebbe aiutare a chiarire i molti punti oscuri che hanno accompagnato la storia recente e fornirci nuove energie intellettuali da investire nel suo futuro e della musica ad esso associata.
francesco finotti
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Re: Il danno del dilettantismo organistico

Messaggioda lorenzo » 16/11/2015, 13:10

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!
Invece che unirci per sostenere tutti assieme la rinascita della musica sacra e il valore del nostro ruolo, ci facciamo la guerra fra noi dividendoci in mille fazioncine le une contro le altre armate con tanto di anatemi vari ed editti ad excludendum.
Mah ..... :-(
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