“Creatività nell’organaria italiana contemporanea” ovvero: dell’organo eclettico

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Autore: Francesco Finotti interprete e progettista

Sezione Articoli

Parole chiare e (ancora oggi dopo quasi vent’anni) profetiche, utili per riappropriarci del nostro essere «hic et nunc» per lasciare un retaggio alle generazioni future…

Relazione di Francesco Finotti al convegno "L'organo italiano" (Treviso, 1998)

Gentili lettori,

qui in calce potrete approfittare di un ampio estratto della relazione dettata da
FRANCESCO FINOTTI al convegno «L’organo italiano» a Treviso nel 1998: parole chiare e (ancora oggi dopo quasi vent’anni) profetiche, utili per riappropriarci del nostro essere «hic et nunc» per lasciare un retaggio alle generazioni future…

Il testo completo della relazione è disponibile in file "PDF" allegato qui in calce (visualizzabile e scaricabile solo da parte degli utenti già iscritti al sito).

Grazie per la cortese attenzione.

La segreteria di www.organieorganisti.it

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Estratto della relazione

“Creatività nell’organaria italiana contemporanea” ovvero: dell’organo eclettico [*]

di Francesco Finotti

La lettura di quanto accade oggi nell’affascinante mondo dell’organo - la più complessa macchina musicale realizzata dall’uomo - è impresa certamente assai difficile, per la quale devo necessariamente ricorrere a quanto di più soggettivo, personale ed inesprimibile sia dato immaginare, tali e tanti sono gli elementi che definiscono un’arte complessa e appassionante com’è, a tutti gli effetti, quella della costruzione degli organi musicali.

Essa vive, oggi come ieri, attraverso l’interpretazione delle musiche che in ogni tempo i compositori hanno voluto immaginare per quest’autentico gigante le cui caratteristiche, vale la pena ricordarlo, lo definiscono come strumento composito e modulabile per antonomasia, completo nei suoi registri già dagli inizi del 1500.

Nell’accingermi a trattare un tema così delicato e complesso riguardante la capacità di esprimersi dell’organaria italiana contemporanea, non posso prescindere dalle connotazioni culturali che definiscono, assieme al sensibile, l’impegno musicale che accompagna la mia personale quotidianità. Pertanto, il mio non potrà che essere un intervento di parte, non offrendo nulla più che un punto di vista e semplici opinioni. Sarà necessariamente incompleto, confidando fin d’ora sulla vostra comprensione.

Conoscere è interpretare!

Comprendere-spiegare-applicare sono i compiti ai quali siamo chiamati senza cedimenti, continuativamente e senza fine. [...] In questo faticoso cammino, [...] il buon interprete mette alla prova il suo progetto in modo sistematico e continuo, rivedendolo quando necessario, soprattutto in ordine a quelle presupposizioni iniziali ed attese rimaste prive di conferme. [...] La responsabilità che l’interprete assume su di sé è grande, enorme; [...]. Si delinea quindi la figura di un nuovo tipo d’interprete, un creatore a tutti gli effetti, cui spetta il compito non facile di rendere comprensibili le ragioni stesse dell’opera dei predecessori. [...] Il costruttore d’organi e l’interprete/esecutore sono, entrambi, rappresentazione vitale di quell’atteggiamento ermeneutico che conduce alla conoscenza, il presupposto indispensabile che giustifica la loro opera e gli ideali che da essa dipartono, oggi ancor più necessari di ieri. [...]

Uno sguardo retrospettivo sull’evoluzione dell’organo italiano

Tutto quanto attiene all’organo macchina musicale si manifesta da sempre in Italia con caratteristiche alquanto singolari rispetto agli altri paesi europei, probabilmente per un certo senso d’originalità tipica del tratto italiano, che ci accompagna e ci distingue un po’ ovunque, nel bene e nel male. [...] Per comprendere quali siano gli elementi di creatività presenti oggi nell’organaria italiana, la loro natura e consistenza, può essere utile procedere attraverso una serie di immagini, in parte retrospettive, nel tentativo di fissare gli ambiti attraverso i quali essa si esprime. [...] L’ideale sonoro del Ripieno accompagna e condiziona non poco il cammino dell’organaria italiana, rimanendo - assieme ai registri spezzati, all’unica tastiera e alla pedaliera sempre alquanto ridotta - una presenza irrinunciabile, alla quale nessun maestro costruttore ha saputo o voluto sottrarsi, forse per titubanza o per il
poco sostegno ricevuto dagli interpreti, questi ultimi affascinati di volta in volta da mille altre occupazioni. [...]

Il Ripieno come entità astratta

L’adunanza di Trento del 1930, celebrata e ricordata ancor oggi da gran parte degli operatori del mondo organistico, rimane l’emblema di questa singolare incapacità dell’organaria italiana di superare i limiti di una concezione inadeguata all’evoluzione del linguaggio musicale che, grazie alla sempre migliore qualità dei processi di stampa, ha potuto nel frattempo diffondersi facilmente un po’ ovunque, portando anche nel nostro Paese i lavori dei grandi compositori d’oltralpe […]. Nella citata adunanza di Trento, si è voluto riaffermare ancora una volta, e solennemente, il primato irrinunciabile del Ripieno, nonostante fosse chiaro a molti l’assurdità ed inconsistenza di tale privilegio. Il Ripieno è - e rimane - un’entità astratta, che si giustifica solo in un contesto ben preciso, che ha nel modello classico la sua ragione d’essere; obbligarlo, oggi come ieri, a rimanere il fondamento di una struttura che per necessità è chiamata a svolgere compiti d’altra natura, sembra francamente alquanto anacronistico, un non senso! [...] Nel nostro secolo sono usciti dai laboratori delle ditte più rinomate organi che sulla carta si presentavano come autentici giganti ma che, in effetti, di gigantesco avevano solamente la console ed il numero fisico di canne; il Pontificio Istituto di Roma, Messina, Monreale, Milano, sono solo alcuni esempi [...]

La svolta degli anni ’60

L’interesse crescente per le epoche passate [...] rappresenta l’effetto più vistoso del movimento conosciuto come Orgelbewegung, [...] un passaggio certamente difficile, lungamente atteso e desiderato, tale da riscattare almeno in parte l’infelice e tormentato periodo cosiddetto ceciliano; un riscatto parziale, come s’è detto, poiché è ancora una volta il Ripieno a ricoprire un ruolo di protagonista assoluto. Come in tutti i movimenti di reazione, anche dall’Orgelbewegung italiana sono scaturite quelle che si potrebbero definire delle vere e proprie degenerazioni, [tra cui] [...] l’incomprensibile e radicale ostilità verso tutto ciò che non sia meccanico, o con i baffi e qualche sparuto dente, magari intonato a pressione più elevata dei canonici 40 o 50 millimetri [...].

Lo storicismo

Vero nocciolo della questione è - ancora e sempre - il rapporto tra passato e presente, [...] dove il fine dovrebbe essere semmai la ricerca ed affermazione di uno stile personale, nel segno di una vera e propria funzione liberatrice dell’arte. A questi atteggiamenti impositivi va ricondotto l’orientamento odierno, improntato ad uno storicismo francamente esasperato, che si sviluppa attraverso la riproposizione di strumenti cosiddetti in stile o copie, [...]. A quegli stessi atteggiamenti impositivi si deve far risalire la consuetudine di definire con i termini eclettico o eclettismo [...].

Organari blasonati e costruttori improvvisati

Nascono così forme di contaminazione assai curiose, dove non si comprende la presenza di alcuni registri e l’ostracismo di altri, men che meno la coesistenza di sonorità tra loro oggettivamente incompatibili, come testimoniano le innumerevoli disposizioni d’organi, irrimediabilmente anonime e disperatamente uguali tra loro nella pretesa di imporre a tutti i costi qualche cosa di diverso. Oppure, gli organi nordici novelli Silbermann, Schnittger, o Callido, o Serassi, che quasi tutti i costruttori italiani d’oggi s’ingegnano a proporre (in questo perfettamente allineati a certa organaria straniera), aiutati dal troppo comodo paravento delle discutibili leggi di mercato. Strumenti di questo genere vivono nella produzione della quasi totalità dei costruttori italiani contemporanei, [...]. Dai loro laboratori continuano ad uscire organi che tutto sono fuorché organi musicali, collocati a prezzi volutamente stracciati con l’evidente ed unico scopo di attrarre la committenza, distorcendo gravemente in tal modo l’immagine di un mondo dove, al contrario, si dovrebbe parlare solamente la lingua della più solida conoscenza e rettitudine, da sempre il segno di distinzione che contraddistingue l’opera dei grandi maestri organari di ogni latitudine e lingua. 

La legislazione italiana e il restauro

I protagonisti del variegato mondo organistico appena citati, tutti insieme, hanno dovuto affrontare le profonde trasformazioni che la conquistata coscienza precedentemente ricordata ha portato, soprattutto in ordine alla valorizzazione del patrimonio di strumenti musicali consegnatoci dalla storia. [...] Lo Stato è entrato massicciamente nel settore attraverso le Soprintendenze, vere e proprie protagoniste, che con l’ausilio degli ispettori onorari - nominati senza mai esser stati istituiti – hanno contribuito non poco a
trasformare le menti, spesso imponendo restauri di opere dal valore assai modesto, o ricostruzioni arbitrarie di oggetti irrimediabilmente perduti, creando in tal modo vistose distorsioni nel pensiero comune degli interpreti e degli uditori. La legislazione italiana, occorre ricordarlo, dispone la conservazione di un bene, qualsiasi esso sia, purché il suo autore sia deceduto da 50 anni, prescindendo dal valore artistico del bene stesso. Bruno Zanardi, un illustre studioso e critico d’arte, in un interessante articolo apparso sul “Sole 24
Ore” del 7/12/97 a margine dell’annuncio pubblicato dal Corriere della Sera, dal clamoroso titolo: “Restauri folli nella cappella degli Scrovegni, Giotto è in pericolo”, affronta il delicato tema della gestione del patrimonio artistico e del suo restauro. [...]

Restauro ed esecuzione musicale

Il restauro degli organi musicali, antichi e non, si è imposto in Italia quasi come atto dovuto, non sempre necessario, al punto da rappresentare oggi l’unica attività di molte ditte organarie. La costruzione dei nuovi organi è stata fortemente ridotta o temporaneamente accantonata, [...] Parallelamente, in virtù dei nuovi interessi derivanti dal recupero alla funzionalità degli strumenti antichi, gli interpreti/esecutori si sono dedicati prevalentemente all’esecuzione delle musiche a loro collegate, recuperando anche in questo campo l’irrecuperabile, [...] Non ci si deve quindi lamentare della mancanza di un repertorio di musiche moderne di qualità, [...] Ciò aiuta a spiegare almeno in parte l’ingresso prepotente degli elettrofoni, l’agguerrita conquista dei tempi moderni, che in questo momento rappresentano soprattutto per le giovani generazioni l’unica possibilità di contatto con l’affascinante mondo dei suoni dell’organo, qui ridotto a volgare mistificazione. [...]

La sperimentazione: un lavoro di gruppo

Per quanto appena detto, si è portati a ritenere sia veramente difficile realizzare oggi un organo musicale moderno - che molti si ostinano a voler definire eclettico - nel quale si manifestino, con sincerità e schiettezza, i requisiti indispensabili a far sì che l’opera sia espressione originale dell’arte a noi contemporanea; [...] Lo sforzo necessario al superamento di questa condizione è indubbiamente di tipo intellettuale e culturale, [...].


Presenza in Italia dell’organaria d’oltralpe

Contrariamente a quanto avveniva in epoche passate, ed avviene oggi in tutti gli altri settori d’applicazione dell’ingegno umano, manca nella maggior parte dei costruttori d’organo un genuino ed indispensabile spirito di ricerca e sperimentazione, [...]. L’organaro è spesso restio a forme d’autentica collaborazione con quelle figure che sappiamo essere indispensabili quali l’architetto e l’esperto d’acustica; [...]. Di questo si dovrà tenerne conto poiché si avvicina il momento nel quale potremo osservare anche in Italia gli effetti della presenza dell’organaria straniera, agguerrita e già alle porte con alcune realizzazioni di grande spessore [...] ditte che rispondono ai nomi di Rieger, Van den Heuvel, Klais, Kleuker, Jahn, Pflüger, Seifert, o Kuhn, Stenmayer, per citarne solo alcuni [...].

Nuove tecnologie ed orizzonti sonori

Alcune case costruttrici italiane, oltre ai lavori di restauro e revisione dei propri organi dovuti ai naturali processi d’entropia della materia, si distinguono per le applicazioni di nuovi particolari costruttivi, soprattutto in ordine al sistema di trasmissione (spesso di tipo meccanico) e di gestione dei registri, [...]. Queste nuove conquiste tecnologiche dovrebbero essere applicate come criterio generale, [...]. E’ giunto anche in Italia il momento di un impiego dei materiali altamente mirato, [...]. Gli innegabili vantaggi che tali dispositivi possono offrire ai compositori per le nuove musiche e agli interpreti/esecutori per l’esecuzione di quelle del repertorio sono facilmente intuibili; farebbero oltretutto la gioia degli organisti liturgici, magari in prossimità delle loro ferie estive, mai troppo pagati per il servizio che offrono. Contribuirebbero – ne sono certo - ad allargare non poco il panorama delle proposte musicali nei programmi da concerto, riconquistando così almeno una parte del pubblico che negli ultimi anni è andata sempre più separandosi dal mondo organistico, incomprensibilmente chiuso e appartato nel confronto con la vita musicale d’oggi. Si riaprirebbero, forse, i cartelloni della programmazione di molte ”Società di concerti” sparse un po’ ovunque nella nostra penisola, dai quali l’organo strumento musicale è scomparso da tempo, oggetto lontano e complesso, incapace di parlare in maniera convincente al pubblico dei nostri giorni.
Alcuni tra i più celebri costruttori italiani dimostrano con le loro recenti realizzazioni di aver raggiunto traguardi notevolissimi, tali da rappresentare un’apertura luminosa e confortante nonostante le contraddittorietà di molti strumenti sprovvisti di un’autentica progettazione dell’impianto sonoro, [...]. Frasi generiche come: “Le misure delle canne saranno studiate attentamente e adeguate all’ambiente in modo da produrre un risultato artisticamente valido” poco significano se non che l’organaro farà ricorso a quanto di più consolidato ed abitudinario ci sia nel suo modo di costruire, vale a dire misure di già provata risultanza ma non per questo adatte alla nuova creazione, contraddicendo nella pratica ciò che si affanna a descrivere nei suoi capitolati elegantemente predisposti sulla carta di un preventivo. […] Troppo spesso egli si trova costretto ad assecondare richieste d’organisti la cui formulazione rivela immancabilmente superficialità ed incompetenza, dalle ripercussioni facilmente prevedibili. [...] Con l’indispensabile apporto dell’architetto, propositivo al punto da convincere l’organaro ad accettare la sfida di costruire l’organo a partire dalla rappresentazione di un tema architettonico ben preciso e motivato – e non il contrario, come si è soliti fare - forse potremo iniziare ad immaginare nuovi tipi d’organi, [...].

L’auspicio che al termine di questa conversazione rivolgo a me stesso, ai costruttori e agli interpreti/esecutori presenti, a quanti si trovano ad operare nell’affascinante ed inesauribile mondo dell’organo, è quello di percorrere il cammino scelto nell’arte accompagnati dalla più grande libertà, alla ricerca del proprio stile, senza cedimenti e secondo le possibilità, precursori di noi stessi. L’obiettivo, ancora una volta, non potrà che essere quello di un “possibile modo d’esser proprio dell’opera stessa, la quale interpreta se stessa nella varietà dei suoi aspetti!”. La ricchezza di doni che ci attende sarà tale da ricompensare abbondantemente delle inevitabili delusioni e sconfitte.


[*] relazione dettata in occasione del convegno «L’organo italiano» tenutosi a Treviso dal 18 al 20 settembre 1998

Note:

Il testo completo della relazione è disponibile in file "PDF" allegato qui in calce (visualizzabile e scaricabile solo da parte degli utenti già iscritti al sito).
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