Luigi Celeghin

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Luigi Celeghin è nato a Briana di Noale, Venezia, il 19 agosto 1931. È improvvisamente scomparso il 15 dicembre 2012, due giorni dopo il suo ultimo concerto a S. Giovanni Battista dei Fiorentini in Roma. Riposa nel cimitero della sua città natale, Briana (Noale-VE).

Docente
Organista, organologo. Professore di Organo e Composizione Organistica, quale vincitore di Concorso per titoli ed esami, sin dalla fine degli anni ‘50. Nei suoi oltre 40 anni di insegnamento, la maggior parte dei quali svolti al Conservatorio "S. Cecilia" di Roma, ha creato una schiera di giovani e preparati organisti.
Ha insegnato per oltre 10 anni ai Corsi Internazionali per organo antico, indetti dalla Direzione Internazionale della Gioventù Musicale, nei Seminari di Groznjan (Croazia); alla Fondazione Cini a Venezia e per l'Associazione Musicale "F.Fenaroli" di Lanciano nell'ambito dell'Estate Musicale Frentana.
Ha tenuto seminari di interpretazione organistica in Italia e all'Estero. Frequente la sua partecipazione alle giurie di concorsi nazionali ed internazionali d'organo: Monaco di Baviera, Norimberga, Budapest, Vilnius, Erfurt.

Concertista e interprete
Come concertista ha conseguito fama internazionale, toccando nei vari paesi le sedi più importanti per valore e tradizione. In tanti anni di attività concertistica ha collezionato presenze nei Festival di tutto il mondo con ripetute tournèe in Giappone (Tokyo, Osaka, Kyoto, Yokohama, Kobe), ex Unione Sovietica (Mosca, Leningrado, Kiev, Riga, Tallin, Erevan, Vilnius) e Stati Uniti (New York, Seattle, Portland, Boston). E’ stato costantemente presente nei vari Festival europei (Londra, Berlino, Parigi, Madrid, Roma, Budapest, Praga)
Luigi Celeghin, attraverso il suo vasto repertorio interpretativo, si è sempre distinto, come più volte ha sottolineato anche la stampa, per la sua disponibilità a inserire nei suoi programmi opere di autori del nostro tempo: N. Rota, V. Mortari, G. Ferrari, R. Dionisí, L. Berio, W. Dalla Vecchia , F. Mannino, R. Vlad, L. Ferrero, L. Chailly, C. De Pirro.
A questi impegni si uniscono le scelte esecutive sempre improntate alla qualità dei programmi, le possibilità degli strumenti, l'attenzione verso l'antica e la nuova letteratura, così come “il rispetto verso quanti amano questo nostro mondo”.

Organologo
È stato ispettore Onorario del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per gli organi Antichi della Regione Lazio e dell'intero territorio nazionale. Ha curato innumerevoli restauri di pregevoli strumenti: Giuseppe Bonatti di Trento, Pietro Nacchini di S.Elpidio a Mare (AP), Gaetano Callido di Borca di Cadore, Innocenzo Cavazzani, Josef De Martino, Simone e Pietro Kirker, Angelo Morettini, Olgiati, Rossi, Martino. Ha coordinato il restauro del famoso organo Francesco La Grassa (1836-1846) della Chiesa di S. Pietro a Trapani, un organo monumentale a 7 tastiere e 4500 canne, inaugurato nel 2003 alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2004, sempre alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha inaugurato il celebre organo "Hydraulis" dei Giardini del Quirinale.
Ha ideato nuovi strumenti tra i quali il pionieristico organo a trasmissione "integralmente meccanica" della Parrocchiale di Noale (Venezia), del Conservatorio "N. Piccinni" di Bari, della Chiesa S. Maria della Verità a Viterbo. Ha coordinato, con la Soprintendenza dei Lazio, il recupero del Werlè di Leonessa–Rieti, il recupero a Roma di un magnifico organo del XVII secolo, un importante De Lorenzi a due tastiere nel Veneto, un magnifico positivo del XVII secolo di scuola siciliana alla Cattedrale di Trapani.

Riconoscimenti
Nel 1983 il 
Presidente della Repubblica Italiana gli ha conferito la medaglia d’argento e Diploma di Benemerenza con la seguente motivazione:
“...validissimo concertista ....svolge la propria attivita con grande rigore, sia didattico che artistico con ampie dimostrazioni e riconoscimenti di competenza nel campo tecnico. Ha dato vita ad una propria scuola nel solco della tradizione organistica italiana, preparando schiere di giovani nella precisa matrice artistica.”
È stato 
eletto Cittadino Onorario anche dalla Città di Noale-VE, sua Città natale, dove alla Chiesa Parrocchiale dei SS. Felice e Fortunato aveva ideato, nel 1969, il primo organo a trasmissione integralmente meccanica.
È stato eletto Cittadino Onorario della Città di S. Elpidio a Mare (AP), sede dei celebri organi Nacchini e Gaetano Callido, sui quali ha registrato il CD "Dialogue" per la casa discografica Naxos.
Per le benemerenze acquisite sul piano della valorizzazione musicale anche la città di Paola “Città di S. Francesco” gli hanno conferito la Cittadinanza Onoraria.
Al termine di una tournée nell'ex Unione Sovietica il Ministro della Cultura dell'Unione Sovietica gli espresse, con il conferimento di una pergamena, la propria riconoscenza "per il reale contributo dato per lo sviluppo dell'arte organistica in Unione Sovietica".

Concorsi
Frequente la sua partecipazione alle Giurie di Concorsi d'Organo Nazionali ed Internazionali, tra cui l’International Organ Competition a Saint-Maurice d'Agaune (Svizzera), Internationaler Musikwettbewerl di Monaco di Baviera, Internationaler Orgelinterpretation Wettbewerb di Norimberga, International Organ Competition "F.Liszt" Budapest, International Organ Competition "M.I. Ciurlionis" Vilnius.
È stato fondatore e direttore artistico dell'Accademia Organistica Elpidiense (Marche).
È stato direttore del Concorso Nazionale d'Organo “Città di Viterbo” e Presidente dell'Associazione Organistica del Lazio.

Discografia
Ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive in Italia e all'estero; registrazioni discografiche con 
Naxos, Fonit Cetra, Eco, Teldec-Hamburg, Ares, Bongiovanni, Hungaroton, SMC Records, IKTIUS.
Nel 2004 uscì il CD “DIALOGUE” per Due Organi realizzato, insieme all'organista Bianka Pezic di Zagabria, dalla Naxos di Hong Kong sui celebri strumenti Pietro Nacchini e Gaetano Callido della Basilica della Misericordia di S. Elpidio a Mare (AP).
L'ultimo suo CD è stato registrato nel 2007 alla Notre-Dame de Valère (Svizzera) dove si trova il più antico organo suonabile al mondo.

 

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Al Maestro Luigi Celeghin - ricordi di un allievo

 

Conobbi il Maestro Luigi Celeghin nel luglio 1981, in occasione degli esami di ammissione nella classe di organo e composizione organistica presso il conservatorio Santa Cecilia di Roma. La prova si tenne in una piccola aula, per accedere alla quale occorreva necessariamente attraversare la grande sala dei concerti. L'appello era proprio lì, sul palcoscenico: entrati nell'austero ed impressionante salone, l'emozione, non tanto dei candidati quanto dei genitori che naturalmente ci accompagnavano, salì alle stelle. Ci trovammo al cospetto del Maestro, che riconobbi immediatamente grazie ad una foto pubblicata qualche tempo prima sul Corriere della Sera, e della commissione. Con poche e rassicuranti parole, in un istante riuscì a infondere in tutti i presenti calma e serenità. Giunto il mio turno, eseguii a memoria la sonatina Op. 88 n. 3 di Friedrich Kuhlau. Ricordo ancora le parole con le quali il Maestro commentò la prova: "sentite questo ragazzino come fa cantare il pianoforte!". Mi chiese poi informazioni circa la licenza di teoria e solfeggio conseguita da privatista qualche giorno prima e infine mi indicò, senza suonarli, alcuni tasti del pianoforte invitandomi a cantarne le altezze corrispondenti.

Dopo le vacanze estive mi ritrovai inserito tra gli allievi del corso di organo del conservatorio. Tra vecchi e nuovi ammessi eravamo in dieci, provenienti da tutte le parti d'Italia - alcuni di essi affrontavano periodicamente viaggi lunghissimi e assai scomodi. Al termine delle lezioni l'entusiasmo per le ore trascorse in conservatorio ci accompagnava fino alla settimana successiva. Ascoltare il Maestro era un piacere, come anche praticare i suoi preziosi consigli musicali, ammirarne il magistero artistico impartito con metodologia didattica efficacissima che aveva perfezionato e raffinato nel già lungo corso di insegnamento. Al di fuori del conservatorio, indimenticabili rimangono le esperienze collettive di classe: spesso il Maestro organizzava saggi e concerti in varie località italiane nei quali ognuno di noi era invitato a partecipare con l’esecuzione di un brano. Frequenti, nella sua splendida casa, i ritrovi di tutti gli allievi, diplomati e non, grandi e piccoli, ospitati in spirito di simpatica condivisione dai familiari. Erano momenti nei quali la coesione e l'amicizia tra gli alunni si rafforzava alla luce del suo motto preferito: "uno per tutti, tutti per uno". 

Sono stati dieci anni bellissimi e indimenticabili durante i quali il Maestro non solo trasmetteva a tutti l'arte del ben suonare ma contribuiva in modo concreto alla formazione del carattere e della personalità di ciascuno di noi. In pratica, era per molti un vero e proprio riferimento e per qualcuno meno fortunato rappresentava la figura paterna mancante. Si sa che da giovanissimi si è restii nell'aprirsi con i propri genitori: ebbene, confidarsi col Maestro era semplicissimo perché come per magia ogni barriera cadeva, ogni senso di disagio si dissolveva, ogni timore si dileguava. Non si trattava certo di un misterioso incantesimo: il meccanismo scattava naturale e spontaneo davanti al suo sorriso disarmante, al timbro incoraggiante della voce e alla scelta sempre equilibrata delle parole, alla autorevolezza sincera mai appesantita da autoritarismo e ai suoi gesti colmi di affetto per gli allievi. In una frase, potrei affermare che egli si dedicava interamente a tutti noi e allo stesso tempo noi potevamo contare sulla sua presenza costante. Nel momento del bisogno era sempre pronto ad aiutarci, non si tirava mai indietro. 

Certo, la nostra età era quella della spensierata adolescenza: non avevamo piena consapevolezza di quanto accadeva e non potevamo comprendere fino in fondo quale ruolo egli potesse avere nell’educazione di ciascuno di noi, e non solo musicale. Sono stati necessari molti anni per valutarne e apprezzarne la diretta influenza nella vita personale, professionale e sociale. Naturalmente non mancavano da parte nostra, birbanti quali eravamo, alcuni tiri mancini che mettevamo a segno con infallibile precisione! Come non ricordare l'irritazione del Maestro di fronte alle fughe a tre voci di nostra composizione, appositamente disseminate qua e là di complicatissimi passaggi che ne rendevano ardue la correzione e l'esecuzione al pianoforte. Non si perdeva d'animo: immediatamente chiedeva a due allievi di raddoppiare le voci al grave e all'acuto ed ecco che lo Steinway a gran coda della sala dei concerti si trasformava in un'agile e sfavillante orchestra. Desidero, quindi, testimoniare, non senza commozione e infinita gratitudine, che talune nostre esuberanze erano dovute al clima di gioia e assoluta serenità che si viveva in classe, clima mai adombrato da quell’artefatto timore reverenziale che alcuni maestri pretendono. 

La stessa bella atmosfera che oggi, divenuti gran parte di noi docenti di conservatorio, cerchiamo di ricreare nelle nostre classi a vantaggio dei giovani allievi d’organo, ai quali continuiamo con entusiasmo a trasmettere gli insegnamenti del Maestro.

Gianluca Libertucci

Roma, Gennaio 2013