Il ruolo pastorale dell’organista di Chiesa (di don Graziano Ghisolfi)

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Il ruolo pastorale dell’organista di Chiesa

 

  1. Uno sguardo ai documenti

 

Chi è l’organista?

Se in genere nei documenti ufficiali non si parla direttamente dell’organista, si può comunque risalire all’identificazione di questa figura considerando le molteplici prerogative che la Chiesa assegna all’uso dell’organo nella liturgia.

Nella chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, come strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà supreme” (SC, n.120).

Nell’Istruzione Musicam Sacram, dopo aver ripreso i dettami del Concilio sul ruolo dell’Organo nella Liturgia, si inizia a parlare anche dell’organista: “È indispensabile che gli organisti e gli altri musicisti, oltre a possedere un’adeguata perizia nell’usare il loro strumento, conoscano e penetrino intimamente lo spirito della Sacra Liturgia in modo che anche dovendo improvvisare, assicurino il decoro della sacra celebrazione, secondo la vera natura delle sue varie parti, e favoriscano la partecipazione dei fedeli” (MS, n.67).

Don Felice Rainoldi a questo proposito sottolinea:

«Si legge qui la fattispecie di una carta d’identità dei veri musicisti di Chiesa. Connotati:

- padronanza tecnica;

- formazione spirituale e liturgica, coinvolgente;

- capacità di improvvisazione, secondo l’opportunità e nel modo più opportuno.»

Gli altri documenti ufficiali non sono certamente prodighi di indicazioni sulla figura dell’organista. Troviamo un accenno nei Principi e Norme per l’uso del Messale Romano. Al n.63 si legge:”Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la «schola cantorum» o «coro», il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Quello che si dice della «schola cantorum» vale anche, con gli opportuni adattamenti, per gli altri musicisti, specialmente per l’organista”.

Nonostante i pochi pronunciamenti, nella celebrazione liturgica l’organista occupa una posizione chiave: egli è collegato al sacerdote, al cantore, al coro, all’assemblea.

È possibile, allora, sintetizzare la sua funzione in questi ambiti:

- accompagna (delicatamente) i canti gregoriani

- accompagna i canti in lingua volgare

- accompagna il salmista, il cantore e il coro nelle parti loro affidate

- improvvisa quando necessario

- esegue composizioni.

Nel Direttorio Liturgico-Pastorale della Diocesi di Cremona si afferma inoltre:”Anche gli organisti appartengono a pieno titolo alla comunità cristiana e sono quindi tenuti a seguirne i ritmi formativi, senza mai estraniarsi da essa. Perciò non si sentano dispensati dal partecipare alla catechesi, al gruppo liturgico parrocchiale e ad altre iniziative zonali e diocesane per la formazione alla liturgia. Queste disposizioni si estendono anche agli altri strumentisti, che prestano servizio liturgico”.

 

 

  1. Una proposta: il ministero del canto e della musica ovvero il “cantore”

 

Antonio Sorrentino scriveva nell’anno 2000 su Rivista di Pastorale Liturgica:

«Uno degli snodi non ancora pienamente risolti a livello celebrativo è quello dell’esercizio di una diversificata e convergente ministerialità, quale segno di una reale ricezione di una ecclesiologia di comunione, per cui, come – grazie ai sacramenti dell’iniziazione – tutti siamo Chiesa in Cristo, così la liturgia è azione di tutti i membri della Chiesa, di cui è epifania. Purtroppo, a circa trent’anni dal motu proprio Ministeria Quaedam, i ministeri istituiti non sono ancora entrati come servizi permanenti nelle nostre comunità, nelle quali spesso prevalgono invece forme spontanee di servizio, occasionali e improvvisate («ad actum»), quasi come un volontariato temporaneo e solo per benevola concessione del clero. Così accolitato e lettorato rischiano di tornare a essere semplici passaggi del cursus honorum dello stato clericale in preparazione al diaconato e/o al presbiterato. In realtà, tutti – pastori e fedeli – ciascuno secondo il suo status ecclesiale e il suo ruolo liturgico, siamo «concelebranti», cioè attori nell’esercizio vitale e cultuale del Sacerdozio di Cristo. In effetti, la dimensione sacerdotale appartiene alla Chiesa intera. Però i suoi membri ne hanno una diversificata partecipazione, che ne esplicita la ricchezza e ne specifica l’esercizio. A somiglianza del corpo fisico, anche il corpo mistico di Cristo ha molte membra, le quali, con coordinate funzioni di servizio, concorrono al bene comune. La diversità dei ministeri ecclesiali, che sono sorti nel corso dei secoli, esprime la molteplice iniziativa dello Spirito, che riempie ed edifica il corpo di Cristo. Essi, infatti, fanno riferimento alla Parola e all’Eucarestia, fulcro di tutta la vita cristiana ed espressione suprema della carità di Cristo, che si prolunga nel «sacramento dei fratelli», nei quali Cristo è riconosciuto, accolto e servito. La ministerialità, non più privilegio del clero, ma dono dello

spirito e impegno per tutti i battezzati, esprimendosi in una ripartizione più equilibrata di ruoli e compiti, dà una immagine più vera di Chiesa e permette di recuperare preziose energie di natura e di grazia al servizio del regno.»

In questo contesto ci pare sempre più urgente la necessità di definire in prospettiva ministeriale il servizio del canto e della musica nella liturgia. Diverse, infatti, sono le spinte verso un riconoscimento professionale soprattutto della figura dell’organista liturgico. Ne sono testimonianza la nascita di “associazioni di categoria” che puntano alla stipulazione di contratti nazionali in cui inquadrare l’operato degli organisti. Se questa è la strada giuridicamente più corretta, non possiamo non chiederci quale sia la strada più conforme a una visione ecclesiale di questa realtà.

Mi sembra utile, allora, formulare la seguente proposta:

 

  1. Rivalutazione e ampliamento di competenze del ministero del cantore.

Si potrebbe pensare ad una figura che riassuma in sé tutte le funzioni musicali in ambito liturgico, con investitura ministeriale. In altri termini sarebbe auspicabile che almeno le chiese più importanti di ogni Diocesi abbiano una figura stabile di musicista che svolga le funzioni sia del cantore che dell’organista. Se, infatti, guardiamo alla prassi in uso nelle piccole parrocchie, si nota che ormai di fatto l’organista è la figura di riferimento per il canto nella liturgia: insegna i canti, li accompagna all’organo, istruisce l’eventuale cantore solista, sceglie il repertorio, dirige il coro, accompagna i riti liturgici con il solo organo quando mancano i cantori.

La presenza, inoltre, di un grande patrimonio di organi storici nelle nostre diocesi, richiede senza dubbio una grande competenza in grado di valorizzare pienamente le notevoli risorse timbriche di tali strumenti. Spesso, infatti, gli organi antichi presentano soluzioni e congegni tecnici di particolare complessità, tale da ostacolare l’approccio anche dell’organista discretamente preparato. Pertanto, se l’organista-cantore professionalmente competente è auspicabile ovunque, a maggior ragione se ne rende necessaria la presenza laddove vi sia un organo di particolare pregio storico-artistico.

Nei confronti del patrimonio organario storico, l’organista-cantore riveste, dunque, un duplice ruolo: da un lato, mediante l’uso liturgico, egli rende attuali e vive nel presente queste preziose testimonianze artistiche del passato; dall’altro, con il suo operato svolge fondamentali mansioni di tutela e salvaguardia culturale.

 

  1. Passaggio da ministero di fatto a ministero istituito.

Il 15 settembre 1973 la CEI pubblica il documento “I Ministeri nella Chiesa”. Nei nn.39-40 si dice: «Il motu proprio Ministeria Quaedam prevede l’istituzione di nuovi ministeri. Secondo una prima proposta, ancora bisognosa di riflessione e di maturazione, sembrerebbe opportuno chiedere la facoltà di istituire i seguenti ministeri:

a) il catechista: è un ministero molto vicino a quello del lettore. Tuttavia, nell’attuale situazione italiana, sembra avere uno spazio ed uno sviluppo proprio;

b) il cantore-salmista: è un ministero conosciuto dalla tradizione più spesso con il nome di salmista e richiesto dalla liturgia. Accanto ad un impegno costante ed ecclesiale esige una conoscenza dei testi e delle celebrazioni. (…) Prima di prendere qualsiasi decisione in merito a nuovi ministeri, sembra tuttavia più opportuno attendere e valutare, nell’attuazione pratica, l’istituzione del lettorato e dell’accolitato».

Essendo potere del Vescovo istituire nuovi ministeri secondo le esigenze del popolo di Dio, si può proporre di istituire legittimamente il ministero del “cantore” (inteso in questo senso lato). Questo passaggio risulta importante per determinare l’ecclesialità della figura dell’organista soprattutto, perché si corre sempre il rischio di “assumere” musicisti con la sola intenzione di uno sbocco professionale. Naturalmente questo sviluppo richiede che vengano rispettati tutti i passaggi necessari per l’affidamento ad ogni candidato di tale ministero.

In “Evangelizzazione e Ministeri” (EvM) vengono evidenziati quattro criteri per l’attribuzione ecclesiale di un ministero:

a) Soprannaturalità di origine

Anzitutto, il ministero è originariamente determinato da un dono di Dio. Il ministero non ordinato nasce cioè da una vocazione che è dono e grazia dello Spirito Santo, il quale chiama qualcuno ad offrire la propria fatica per la Chiesa. Lo ricorda il Concilio, quando, trattando di tutti i ministeri, ordinati e non ordinati, dice che sono “suscitati nell’ambito stesso della Chiesa da una vocazione divina” (AG 15).

b) Ecclesialità di fine e di contenuto

Il ministero è un servizio prettamente ecclesiale nella sua essenza e nella sua destinazione. Aiuta il ministero ordinato nelle sue funzioni e contribuisce così, per la sua parte, alla formazione della comunità cristiana nel lavoro della sua incessante fondazione, crescita e missione.

c) Stabilità di prestazione

Il ministero non è un servizio temporaneo e transeunte, che chiunque, per richiesta o per generosità, potrebbe in una data circostanza offrire. Il ministero esige una certa stabilità, almeno l’impegno di qualche anno, se non la donazione di tutta la vita.

d) Pubblicità di riconoscimento

Il ministero, che sorge dal seno della comunità e vive per il bene della comunità, deve avere l’approvazione della comunità e, nella comunità, da chi deve esercitare il servizio dell’autorità. I modi di questo pubblico riconoscimento sono molteplici; e tuttavia il riconoscimento che manifesti all’intera comunità la qualità del servizio è indispensabile.

Oltre a questi quattro criteri si rende necessaria una profonda competenza sia musicale che liturgica, teologica e pastorale; ci sembra poi importante ricordare, a questo proposito, un altro passo di EvM:

«Preme piuttosto indicare alcuni criteri per il discernimento dei candidati ai suddetti ministeri. È il Vescovo che deve compierlo, di fronte all’azione invisibile dello Spirito Santo nelle anime. Ma è opportuno che anche i fedeli non ignorino i segni che, oltre le attitudini e le competenze, permettono di riconoscere queste chiamate divine.

Il vescovo farà attenzione alle seguenti garanzie:

- la presenza della carità, che è il carisma eccellente e il più edificante atteggiamento interiore di servizio;

- la professione della vera fede;

- la finalità e l’intenzione, limpida e sincera di collaborare all’edificazione della comunità cristiana;

- la volontà della comunione, della convergenza, e della compartecipazione nell’esercizio del proprio ministero in armonia con tutti gli altri. Solo così i ministeri lavorano per la pace, la forza e la fecondità della vita e della missione ecclesiale».

 

 

  1. Conclusione

 

L’organista di chiesa è tale se sa riconoscere la sua appartenenza al corpo ecclesiale. Oggi è più che mai necessario rendere sempre più saldo questo legame con la Chiesa. Un legame che è fatto di carità, fede, obbedienza e speranza.

Penso che nella storia della chiesa non ci sia stato tempo così difficile.

Anche musicalmente siamo in epoca di grande transizione: dobbiamo ricreare in poco tempo un repertorio che ha bisogno di secoli di gestazione.

Le sfide sono tante. Soprattutto in questo tempo serve coesione, spirito di sacrificio e speranza nel guardare avanti. Penso che nessuno di noi vedrà i frutti di quello che ora stiamo facendo, ma noi andiamo avanti: a cercare la bella musica fatta bene, andiamo avanti a studiare e perfezionarci, andiamo avanti a proseguire nel nostro piccolo ambiente quei percorsi che “creano cultura”.

Nessuno ci dirà “grazie” (ci siamo abituati), ma sappiamo che le cose belle e importanti alla fine rimangono sempre. Il tempo ci darà ragione.

 

[estratto dalla tesi di diploma di compimento del "Corso di perfezionamento liturgico-musicale" della C.E.I. discussa nel luglio 2000 da don Graziano Ghisolfi della Diocesi di Cremona, il cui testo è disponibile per intero qui in calce ad esclusivo uso degli utenti iscritti al presente sito]

 

Don Graziano Ghisolfi, nato a Cremona nel 1963, ha intrapreso gli studi musicali presso la Civica Scuola Musicale “Claudio Monteverdi” di Cremona seguendo il corso di Pianoforte Principale del M° Fabrizio Garilli. Dopo gli studi classici e teologici ha approfondito la propria preparazione conseguendo il diploma in Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma. Si è successivamente perfezionato con S. Korn, M. Mungai e M. Berrini. Parallelamente ha conseguito il Diploma al Corso di Perfezionamento Liturgico-Musicale della Conferenza Episcopale Italiana (riconosciuto dalla Pontificia Università Lateranense di Roma) e, ultimamente, il Diploma in Formazione e Direzione di Coro Liturgico, sempre della Conferenza Episcopale Italiana. Collabora stabilmente con l’Ufficio Liturgico Nazionale in veste sia di cantore che di direttore di coro nella preparazione degli eventi della CEI. Pur impegnato nella pastorale, è insegnante presso la Scuola Diocesana di Musica Sacra “Dante Caifa” di Cremona, Responsabile della sezione “Musica per la Liturgia” dell’Ufficio Diocesano per il Culto Divino e Direttore del Coro della Cattedrale di Cremona.

 

 

 

Autore: 
Ghisolfi Graziano
Qualifica autore: 
sacerdote nella Diocesi di Cremona