Jehan ALAIN - Complete Works for Organ - Lars Notto Birkeland

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Jehan ALAIN

Complete Works for Organ

Lars Notto Birkeland

Goll Organ (2007) in Fagerborg Church, Oslo

1 c.d. SIMAX Classics PSC1314

 

presentazione-recensione a cura di Alberto Pedretti

 

Come non iniziare questa breve chiacchierata tra amici riportando la frase che più descrive Jehan-Ariste ALAIN e la sua opera organistica, ovvero il frontespizio del suo brano più celebre, “Litanies”…!? 

Che queste parole servano da monito alle future generazioni…

 

"Quando l'anima cristiana non trova più nel turbamento nuove parole per implorare la misericordia di Dio, ripete senza sosta la stessa invocazione con fede veemente. La ragione tocca il suo limite. Solo la fede prosegue la sua ascesa." (Jean Alain)

 

L’ ascoltatore che ha tempo solo per un approccio superficiale conoscerà appena I’organista e il compositore Alain noto per la sua originalità; ma chi si avvicinerà di più a questo personaggio rimarrà colpito dal ventaglio di talenti e dalla freschezza che la morte precoce gli ha assicurato nell’eternità.

Ricorderemo qui il turbolento allievo del Conservatoire di Parigi, che toglieva il fiato ai compagni nella classe di Marcel Dupré con la sua facilità nell’improvvisare su un qualsiasi tema modesto; e anche le scalmanate gimcane in moto (come racconta un suo compagno), ed infine le interminabili chiacchierate al bar vicino alla stazione Saint-Lazare. Non dimentichiamoci poi del disegnatore e caricaturista dalla matita fine, incisiva e spiritosa; coloro che scopriranno la sua musica per pianoforte, infine, troveranno subito un legame stretto fra le ironie dei suoi titoli e della sua musica e quella di Satie, di cui egli divenne discendente involontario.

 

 

Quando l'amico Paolo Bottini mi ha proposto di recensire questo cofanetto, ho pensato subito al fatto che ascoltare in blocco una integrale di Jehan Alain su di un unico organo sarebbe stato per me faticoso. Come gli amici più intimi ben sanno, adoro per esempio le Trois Danses registrate da Joan Lippincott a West Point, o le Litanies suonate da Virgil Fox sul Ruffatti dell’allora Garden Grove Community Church. Insomma, cerco per ogni brano lo strumento e l’interprete più adatto. 

 

Superato questo primo scoglio, e considerando che in fondo i CD erano in totale solo due (ben diversa la situazione fossero stati i sette di Olivier Messiaen…), mi sono messo all’opera.

 

Con Paolo siamo partiti dal fatto che il 20 giugno 2024 ricorre l’anniversario della morte del compositore francese Jehan Alain, sciaguratamente unitosi all'esercito del suo paese durante la seconda guerra mondiale, per ben due volte, e deceduto in azione nel 1940 a soli 29 anni, dopo aver già annunciato il suo congedo ed il rientro in patria. Una semplice azione di scorta in motocicletta (l’amore per le motociclette fu una costante della sua carriera…) ad un convoglio, che doveva essere una pura formalità, ci ha privati di uno dei geni del panorama organistico del 1900.  Jehan Alain lasciò la moglie Madeleine Payan, sposata nel 1935, e tre figli.

 

Il box set di 2 CD, argomento della presente monografia in forma di dissertazione, presenta dunque le sue opere complete per organo eseguite da Lars Notto Birkeland sul recente organo Goll della chiesa di Fagerborg a Oslo. Questo cofanetto, particolarmente amato da Paolo ed arricchito in copertina da graziosissimi disegni opera dello stesso Alain, era in parte sfuggito ai critici al momento della pubblicazione. Se torniamo un attimo allo strumento utilizzato per la registrazione - del quale riportiamo in calce il dispositivo di 54 registri suddivisi tra tre tastiere e Pedale, su cinque divisioni - possiamo dire che si tratta di un organo di nuova e pregevole fattura risalente al 2007, inserito nella chiesa luterana di Fagerborg, consacrata il 22 Dicembre 1903 dall’Arcivescovo Anton Christian Bang. La struttura a tre navate costruita in mattoni, con giunti in ​​granito di cava, dispone di 480 posti a sedere. Lo stile è neogotico con elementi tipicamente scandinavi e costruito in granito di Skjeberg. L'interno della Chiesa fu nuovamente decorato per il cinquantesimo anniversario nel 1953. In questa occasione, la navata ricevette nuovi lampadari disegnati dall'architetto Harald Hille. 

 

Lo strumento dell’organaro svizzero Goll è una delizia e viene utilizzato dall'interprete in modo da sfruttarne tutta la tavolozza di colori. Non è una novità che si parli favorevolmente di un organo scandinavo o ispirato a tale scuola, dal momento che quella terra è particolarmente ricca di tesori "a canne", sia barocchi che tardoromantici o contemporanei. Nella fattispecie, si tratta del terzo organo della chiesa, dal momento che il primo, posizionato a lato del coro fu costruito nel 1903, mentre un secondo strumento, di 2.728 canne, fu installato nel 1932. L’attuale organo è uno dei più grandi della capitale norvegese.

 

Ma torniamo a Jehan Alain ed alla sua opera. 

 

Studente al conservatorio di Parigi, il giovane musicista, scomparso prematuramente, ha lasciato nel decennio 1929-1939 oltre 140 composizioni, delle quali poco più di 30 per organo, assieme ad  una moltitudine di disegni e testi. La composizione quasi simultanea, nel 1938, di tre Messe fa intendere che Jehan Alain sboccia pienamente in questo periodo e che si orienta verso le forme musicali più impegnate; si può dire quindi che la morte interrompa il corso d'un artista in pieno sviluppo.

 

La maggior parte della musica di Alain, con la notevole eccezione di alcune delle sue composizioni per organo come le "Litanies" Awv 100 e "Trois Danses", è rimasta relativamente sconosciuta e le edizioni pubblicate contengono molte imprecisioni. Di conseguenza, durante la preparazione di questo doppio volume, l’organista Lars Notto Birkeland ha studiato in dettaglio i diversi manoscritti esistenti di ciascuna opera. Alain stesso ha visto la pubblicazione di sole cinque composizioni durante la sua breve esistenza. 

 

Lars Notto Birkeland, dopo aver tenuto il suo recital d'organo di debutto alla Cattedrale di Oslo nel 1998, ha da allora intrapreso una carriera incentrata sull’autore francese: per la realizzazione di questi due CD, Birkeland ha goduto addirittura di una sovvenzione governativa per artisti nel triennio 2006-2008.

 

Due principi dominano a suo dire la creazione di Jehan Alain: 1 - "Ricordarsi che i musicisti parlano troppo", 2 - "La musica è fatta per tradurre gli stati dell’anima di un'ora, di un istante; soprattutto l'evoluzione di uno stato d'animo. Dunque è necessaria la mobilità. Non provare a tradurre un sentimento unico, fosse anche un sentimento eterno." 

 

L'umorismo che s'unisce a questa presa di coscienza è uno dei tratti più costanti e più caratteristici dell'uomo Jehan Alain: "Siete un uomo fatto, Signore? —Ahimè! Né fatto né da fare." Questo umorismo si esprime spesso nei titoli delle sue opere: "Sfilando i miei calzini", "Ninnananna su due note che strombazzano". Rapidità, mobilità, varietà, ricerche ritmiche e modali sono le caratteristiche di uno stile che Marie-Claire definisce nel seguente modo: "Ogni Alain vive con questo atteggiamento: non esagerare mai un effetto, burlarsi di se stesso. Nei momenti più profondamente tragici, mai perdere il senso dell'umorismo.”

 

La notizia della scomparsa di Alain lasciò il mondo musicale parigino senza parole. Numerosi furono i tributi dei colleghi. Tra questi vogliamo ricordarne due: il Prélude et Fugue sur le nom D’Alain, op. 7 di Maurice Duruflé del 1942, un dittico costituito dal tema fornito dal nome Alain (la, re, la, la, fa) ed un altro tema derivato delle Litanies, fonte di tensione ritmica, prodotta dalla suddivisione binaria e ternaria del numero sei. Il brano è tra i più eseguiti dagli organisti; l’altro omaggio imprescindibile è Chant héroïque, No. 4, tratto dai 9 Pièces, op. 40 di Jean Langlais, vera e propria pagina intrisa di incredulità e dolore, nella quale un magma di emozioni finisce per sfociare più volte in una delle più sofferte armonizzazioni della Marsigliese, tale da far impallidire insomma la versione con tanto di orage del nostro Claude Balbastre nelle sue “Variazioni sul tema della Marsigliese e l’Aria Ça ira”. Personalmente ho sempre trovato questo brano di Langlais di una potenza inaudita, come se l’autore volesse strappare la partitura per il dolore accumulato. 

 

Tornando agli anni giovanili, gli aspetti assolutamente non marginali nella formazione del giovane Jehan Alain sono fondamentalmente due. 

 

Innanzi tutto, anche il padre di Jehan Alain era egli stesso organista e fu allievo di Félix Alexandre Guilmant (Boulogne-sur-Mer, 12 marzo 1837 – Meudon, 29 marzo 1911) e Louis Victor Jules Vierne (Poitiers, 8 ottobre 1870 – Parigi, 2 giugno 1937). Già all'età di 13 anni Alain lo sostituiva, all'organo della sua città natale e ne apprendeva il mestiere di musicista di Chiesa, come lo faranno suo fratello e la sorella più giovani (Olivier, compositore, e Marie-Claire, organista), sotto lo sguardo vigile di suo padre, alla tribuna dell'organo dellacChiesa di Saint-Germain-en-Laye

È in questa città infatti che Jehan è nato. 

 

Al Conservatorio di Parigi dove studiò, avendo Maurice Duruflé  e Jean Langlais come “compagni di banco” fu, tra l'altro, alunno di Marcel Dupré per l'organo e di Paul Dukas per la composizione, nonché di André Bloch (Besançon, 20 novembre 1893 – Parigi, 11 ottobre 1948), Georges Caussade (Port Louis, 20 novembre 1873 – Chanteloup-les-Vignes, 5 agosto 1936), Jean Roger-Ducasse (Bordeaux, 18 April 1873 – Le Taillan-Médoc, 19 July 1954). Alain ricevette riconoscimenti in diverse materie e nel 1936 fu chiamato come organista titolare del grande organo Cavaillé-Coll/Mutin di Saint-Antoine-des-Quinze-Vingt a Parigi.

 

Il secondo punto è quello di definire, una volta per tutte, il distacco dal romanticismo francese o presunto tale (sicché atipico) di Charles-Marie Widor e Louis Vierne, sport nel quale si cimentarono più o meno tutti i successori dei due titani.

 

Dopo di loro, infatti, la musica sinfonico-organistica passò alle mani più o meno sapienti di Augustin Barié (Parigi, 15 novembre 1883 – Antony, 22 agosto), Sébastien Bourdon (Montpellier, 2 febbraio 1616 – Parigi, 8 maggio 1671) e Marcel Dupré (Rouen, 3 maggio 1886 – Meudon, 30 maggio 1971). Al termine della Prima Guerra Mondiale, molti artisti, seppur operando ancora sotto l’influenza di Vierne, tentarono nuove vie. Il primo fu Maurice Duruflé (Louviers 1902 – Parigi 1986), allievo di Tournemire, Guilmant, Vierne e Dukas; all’inizio della carriera fu assistente di Tournemire a St. Clotilde fino al 1927, sostituto di Vierne a Notre-Dame (1921-31) e di Dupré al Conservatorio di Parigi, dove rimase fino al 1970. Studiò organo con Eugène Gigout (Premier Prix nel 1922), armonia con Jean Gallo (Premier Prix, 1924), Fuga con Georges Caussade (Port Louis, 20 novembre 1873 – Chanteloup-les-Vignes, 5 agosto 1936), che gli valse il Premier Prix nel 1924 e composizione con Dukas (Premier Prix, 1928), nella cui classe ebbe quali compagni Olivier Messiaen e Jean Langlais. 

 

Se paragonato a quello di Duruflé, lo stile di Alain è invece è anticonvenzionale. Oltre ad influenze impressionistiche ed orientali (ritmi e scale) si riconosce anche un certo umore surreale. Legato alle “Litanies” Awv 100 viene riportato il seguente commento: «Storia d'un uomo che spinge un piccolo carro a tre ruote. Dietro di lui ci sono venti poliziotti che gli tirano addosso dei mattoni.» Un altro brano fu composto su due note che erano inceppate nell'organo di casa (“Berceuse sur deux notes qui cornent” Awv 5). Molte delle sue opere hanno una breve durata aforistica, che viene ripresa nella copertina del CD di Lars Notto Birkeland.

 

Il doppio CD non segue un ordine cronologico nella presentazione delle opere e si apre con le celeberrime "Litanies" Awv 100 delle quali abbiamo abbondantemente parlato nel testo, per poi proseguire con “Le Jardin suspendu (chaconne)" Awv 63. Brano composto nel 1934, il “giardino sospeso” nell'ideale perennemente inseguito e quasi “sfuggente” dell'artista, è il rifugio “inaccessibile”, “inviolabile”. Questo pezzo non tocca terra ed è una delle vette più alte della sua ispirazione. Sotto forma di ciaccona, consta del tema seguito da quattro variazioni con la conclusione che è la riesposizione del tema identico all'inizio. La prima nota che si ascolta suggerisce a nostro avviso il filo su cui è sospesa l'apparizione del tema, creando un'atmosfera del tutto irreale.

 

Ancora una volta abbiamo la conferma di come nelle pagine di questo autore, troppo presto strappato alla vita, si noti un lento passaggio dalla musica “culturale” a quella introspettiva di un artista cristiano che affida le sue riflessioni all’organo. La musica organistica di Alain, che fu anche un considerevole improvvisatore, si impone con la forma della sua spontaneità e dell’ispirazione tematica ricca e varia, dove l’organizzazione ritmica e la raffinatezza timbrica, che non si pone come obiettivo l’imitazione dei colori orchestrali, ma piuttosto la ricerca delle combinazioni più azzardate dei registri dell’organo, costituiscono gli elementi principali della seduzione che colpisce l’ascoltatore.  Tuttavia, anche con i soli brani lasciati (composti tra il 1929 ed il 1939), troviamo varietà di forme ed originalità di scrittura (ritmo, modalità, malinconia, profondità e finezza di sentimenti), tale de definirlo il “De Grigny del XX sec.” 

 

Il primo CD prosegue poi con “Petite Piece”, Awv 37, Fantaisie No. 1, Awv 59, Fantaisie No. 2, Awv 91, “Suite pour Orgue”, composta da “Introduzione and Variation, Scherzo, Choral”, a cui seguono “Prelude et Fugue”, “Andante from Suite Monodique”, Awv 65B, “Fantasmagorie”, Awv 73, “Choral Cistercien”, Awv 62, “Chant Donne”, Awv 33, “Lamento”, Awv 10, “Choral Dorien”, Awv 75, “Choral Phrygien”, Awv 76, “Aria”, Awv 120.

 

 

Il secondo CD, che completa la raccolta, si apre invece con le meravigliose “Trois Dances” e prosegue con “Monodie”, Awv 109A, “Complainte a la Mode Ancienne”, Awv 35, “Variations Sur Un Theme de Clement Jannequin”, Awv 99, “Variations Sur L'hymne Lucis Creator”, Awv 29, “Prelude Profane No. 1”, Awv 57, “Prelude Profane No. 2”, Awv 58, “De Jules Lemaitre”, Awv 72, “Intermezzo”, Awv 74A, “Berceuse Sur 2 Notes Qui Cornent”, Awv 5, “Grave”, Awv 36, “Climat”, Awv 64, “Ballade en Mode Phrygien”, Awv 8,  per chiudersi definitivamente con “Postlude Pour L'office Des Complies”, Awv 13.

 

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Completamente differente dall’esposizione dei brani nei CD, la suddivisione in TOMI delle opere è frutto di Marie-Claire, che ha curato la pubblicazione delle opere del fratello.

 

Il TOME I, si apre con la “Suite pour orgue” (1934-36), e comprende “I. Introduction et Variations” e, proseguendo, “II. Scherzo” e “III. Choral”. Allo stesso TOME I appartengono le “Trois danses", collocate invece ad inizio del secondo CD, per conto di chi vi scrive vero punto massimo della produzione di Alain, brano di una bellezza e profondità con note di malinconia e disperazione che richiamano la “Sonata per organo dal salmo 94 (1857) in do” di Julius Reubke. È impossibile non rimanerne toccati, sapendo che la sua penna era occupata dall'orchestrazione di queste pagine concepite come poema lirico, quando fu stroncato dal destino. Anche se il trittico intitolato “Joies”  è un ricordo gioioso dell'infanzia o della gioventù, con ritmo di swing che dimostra la sua attrazione verso il jazz; questa viene subito seguita da una visione globale del mondo e deII’ “Uomo” in cui lo stesso Jehan Alain si pone, contro la propria volontà, in primo piano in uno spaventoso presentimento musicale: “Deuils”, passacaglia funebre recante il sottotitolo “Danse funèbre pour honorer une mort héroique", cui segue “Luttes”, con I’impressionante cadenza finale, brutale nella sua secca brevità.

 

Il TOME II si apre invece con le “Variations sur une thème de Clément Janequin” (1936) e comprende “Le Jardin Suspendu” (1934), l’ “Aria” (1938), le “Deux Danses à Agni Yavishta” (1932-34), ed il “Prélude et fugue” (1935); l’ “Intermezzo” (1935) e le “Litanies” (1937).

 

Analizzando le “Variations sur une thème de Clément Janequin”, va sottolineato come il tema, in apertura, viene con tutta probabilità attribuito falsamente a Janequin, dal momento che il tema in questione, del Cinquecento, sarebbe in realtà anonimo. Attorno a questa piccola suite che evoca un qualche maestro del XVI secolo nella forma come nei colori, galleggia un intenso sentimento di felicità nato dalla scoperta dell'organo della Chiesa di Petit - Audel, coi quei timbri che hanno incantato generazioni di studenti d’organo, che si son fatti le ossa nell’ombra su strumenti firmati da Cavaillé-Coll. Mai come in queste battute Jehan Alain si è avvicinato a Couperin e Debussy, fantasmi di Saint- Germain- en-Laye.

 

Le “Deux Danses à Agni Yavishta” risalgono al 1934; il personaggio, Dio indù del fuoco, esercita un'attrazione talmente forte su Jehan Alain, da ottenerne un’opera fenomenale. La musica afferma i due aspetti della gioventù del Dio, seguiti dalla “Danse sacrée du feu insinuant”. È ancora tangibile la morbidità, la facilità di evocazione da parte del musicista il quale ha conservato, come se ne fosse rimasto stregato, immagini e ritmi delle quali ha potuto godere in occasione della Mostra Coloniale.

 

Appartengono infine al TOME III, la maggioranza delle partiture giovanili; la raccolta si apre con la “Première Prélude profane” (1933), il “Deuxième prélude profane” (1932), “Climat” (1934), la “Première Fantaisie” (1932) e la “Deuxième Fantaisie” (1936), il “Lamento” (1930), “Petite Pièce” (1932), “Monodie” (1938), “Berceuse sur deux notes qui cornent” (1929), “Ballade in mode phrygien” (1939), “Grave” (1932), “Variations sul “Lucis creator” (1937) e “Postlude pour l’office de Complies” (1930) che ricrea l’ambiente della celebrazione serale dentro un Monastero: le campane risuonano da lontano con un ritmo ridondante ed ostinato che perdura per tutto il brano, ricordando le antifone dell’Office de Complies. Pura poesia in musica. 

 

Se la “Deuxième Fantaisie”, del 1936, ci propone un Jehan Alain maestro assoluto d’un linguaggio nuovo, del tutto personale, arricchito da elementi del folklore nord-africano ma che allo stesso tempo utilizza con forza la struttura tripartita “esposizione-sviluppo-ripresa” del modo classico, è difficile non rimanere completamente affascinati dalla “Première Fantaisie”, del 1934.

 

L’Introduzione (“dolce e fluido”) della “Premiere Fantaisie” evoca con tre note il tema delle variazioni, una specie di rondò variato, come fa presente la sorella, Marie-Claire Alain. Lo stile dello “Scherzo” ci dimostra le qualità dell’allievo Jehan Alain, all’ epoca del suo passaggio alla classe di composizione di Dukas. AI di là di questo movimento, il “Corale”, di natura fortemente strumentale, violento perfino nella dissonanza, si avvicina di più alla formula di scrittura tanto cara a César Franck, che a un elemento liturgico la cui funzione sarebbe di concludere l'opera. 

 

Con questo brano e con le “Variations sur Lucis creator”,  Alain segue anche la tradizione di comporre su canto gregoriano, così come “Climat” e “Le Jardin suspendu” rendono omaggio all’ estetica impressionista; con le “Trois Danses" infine, l’autore presenta delle meditazioni filosofiche sui casi umani, mentre sono un grido di implorazione della misericordia di Dio le notissime “Litanies”.

 

A queste pagine si aggiungono altre pubblicazioni, oggetto di particolare attenzione da parte di Lars Notto Birkeland; “Deux Chorals Dorien et Phrygien” (1935), una delle poche opere pubblicata non postuma, “Quatre Pièces inédites de J.A.” (1980), “De Jules LemaÎtre” (1939), “Chant Donné” (1932), “Andante” (1934), “Fantasmagorie” (1935), “Complainte à la mode Ancienne” (1932); “Choral cistercien” (1934) tutte edite dalla “Universal” di Vienna.

 

Nel 1993 è uscita infine la raccolta “L’ Année Liturgique israélite”, non compresa nel doppio CD, sulle principali melodie dell’anno liturgico israelita. Questa raccolta esula dall’attuale esecuzione ed è da ricondurre agli anni nei quali Il musicista fu organista della Sinagoga parigina di Rue Notre-Dame de Nazareth, dal 1935 al 1939. L’opera non aggiunge nulla alla fama di Jehan Alain, e fu ricostruita dalla sorella Marie-Claire sulla base di un manoscritto e di un vecchio disco. Il linguaggio è semplice e di facile esecuzione per l’interprete che ne fosse interessato.

 

Come accennato all’inizio, due note conclusive relative all’organo Goll, del quale si riporta alla fine del testo il dispositivo fonico. La parte anteriore dell'alloggiamento ed i pannelli laterali sono stati ripresi e adattati dove necessario. Un totale di 21 registri sono stati riutilizzati in tutto o in parte dall'organo Jorgensen. 

 

Il “Solo” è sicuramente una particolarità, dal momento che qui viene riutilizzata una vecchia serranda a scomparsa a comando elettrico. La “Divisione flottante”, suonabile sul II e sul III manuale, contiene i 4 registri ad alta pressione. 

 

I tre somieri a trasmissione meccanica (HW, POS, SW) sono posizionati nella parte sinistra della cassa, nelle immediate vicinanze della consolle, mentre i due somieri del pedale (Pedale grande dietro, Pedale piccolo davanti) e la leva Barker sono alloggiati nella parte destra della cassa. Lo strumento è estremamente versatile e offre una ricca tavolozza tonale, con i registri Jorgensen degli anni '30 che si integrano perfettamente nelle nuove canne e si completano a vicenda. 

 

Un altro aspetto non di secondo piano va smarcato: forse solo le pagine di Bach e di Jehan Alain si lasciano eseguire senza incertezze da organi diversi nel timbro e nel linguaggio, anche se, in senso assoluto quelle del secondo esigono colore più sinfonico, più francese - o meglio, neoclassico - come per esempio quello del suo strumento di famiglia o di quello che possedeva Marcel Dupré a Meudon. Non sarebbe neanche da escludere che alcuni brani di Alain si potrebbero benissimo eseguire su un ipotetico organo barocco di soli tre registri, mentre le opere colossali trovano il tripudio sui grandi strumenti americani, vedasi le “Trois Dances” a West Point.

 

Ultimissima nota che poco aggiunge alla fama del compositore francese, ma potrebbe essere una piacevole inclusione nell’esecuzione dell’opera di Alain in concerto: aprire e chiudere il concerto con le due versioni speculari de le “Litanies”. Mi riferisco al brano “New Litanies in memory of Jehan Alain” (2008) dedicato dall’ organista romano Marco Lo Muscio al musicista francese da lui tanto ammirato. Ribaltando i due temi principali de le “Litanies”, Lo Muscio dà vita ad una sorta di “specchio” del celebre brano, che è una delizia ascoltare e, sicuramente, eseguire per il concertista che voglia cimentarvisi.  Parola di Kevin Bowyer. Ogni tanto un po’ di fantasia da parte dell’interprete ci allontanerebbe da esecuzioni spesso davvero scontate.

Per chi fosse interessato il brano è reperibile sul sito dell’autore marcolomuscio.com

 

A conclusione, possiamo definire quanto proposto da Paolo Bottini un CD altamente raccomandato… una scelta azzeccata per chi, orfano nella discografia dell’Opera Integrale di Alain, volesse acquistarla.

 

Come promesso, a seguire il dispositivo dell’organo Goll ed una bella immagine dello stesso.

 

Hauptwerk I

 

Principal

     16'

Praestant

     8'

Viola da Gamba

     8'

Doppelflöte

     8'

Octave

    4'

Spitzflöte

    4'

Quinte

    2 2/3'

Octave

    2'

Mixtur IV-V

    1 1/3'

Cornet V

    8'

Fagott

    16'

Trompete

     8'

 

Positiv II

 

Violon

        16'

Salicional

        8'

Dolce

        8'

Bourdon

        8'

Quintatön

        8'

Octave

        4'

Rohrflöte

        4'

Nasat

        2 2/3'

Flageolet

        2'

Terz

        1 3/5'

Larigot

        1 1/3'

Scharf IV-V

        1'

Klarinette

        8'

Tremulant

 

 

Solo (schwellbar)

 

Soloflöte

8'

Tuba magna

16'

Tuba mirabilis

8'

Tuba clarin

4'

 

Schwellwerk III

 

Bourdon

16'

Cor de nuit

8'

Flûte harmonique

8'

Gambe

8'

Gambe céleste

8'

Geigen Principal

4'

Flûte octaviante

4'

Nasard

2 2/3'

Octavin

2'

Plein-jeu II-V

2'

Trompette harmonique

8'

French Horn

8'

Basson-Hautbois

8'

Voix humaine

8'

Tremblant

 

 

Pedal

 

Untersatz

32'

Kontrabass

16'

Subbass

16'

Flötenbass

16'

Violoncello

8'

Gedackt

8'

Flötenbass

8'

Choralbass

4'

Posaune

16'

Trompete

8'

Clairon

4'

 

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Jehan ALAIN
Complete Works for Organ
Lars Notto Birkeland
Goll Organ (2007) in Fagerborg Church, Oslo
SIMAX Classics PSC1314

 

CD 1 
Litanies (1937) [4:27] 
Le jardin suspendu (1934) [6:42] 
Petite Pièce (1932) [2:38] 
Première Fantaisie (1933/34) [4:43] 
Deuxième Fantaisie (1936) [6:55] 
Suite pour orgue (1934-36) [17:34] 
Prélude et Fugue (1935) [6:04] 
Andante (1934) [4:47] 
Fantasmagorie (1935) [2:37] 
Choral cistercien pour un élévation (1934) [1:32] 
Chant donné (1932) [1:32] 
Lamento (1930) [3:56] 
Choral Dorien (1935) [4:11] 
Choral Phrygien (1935) [3:55] 
Aria (1938) [6:18] 

 

CD 2 
Trois Danses (1937-1940) [25:26] 
Monodie (1938) [2:36] 
Complainte à la mode ancienne (1932) [1:12] 
Variations sur un thème de Clément Jannequin (1937) [5:38] 
Variations sur l’hymne «Lucius Creator» (1932) [4:43] 
Deux Préludes profanes (1933) [6:56] 
Deux Danses à Agni Yavishta (1932/34) [4:41] 
De Jules Lemaître (1935) [3:19] 
Intermezzo (1935) [6:17] 
Berceuse sur deux notes qui cornent (1929) [2:30] 
Grave (1932) [2:11] 
Climat (1932) [2:59] 
Ballade en mode phrygien (1930) [2:47] 
Postlude pour l'office de Complies (1930) [5:14]

 

Copertina c.d. o libro: