WAYNE MARSHALL – Passion Symphony - Dupré / recensione di Alberto Pedretti

Tu sei qui

 

 

 

WAYNE MARSHALL – Passion Symphony - Dupré

1 c.d. Base 2 Music 07

Organo Mascioni (2016), Santuario di Nostra Signora del Rosario, Fatima, Portogallo

 

recensione a cura di Alberto Pedretti

 

Recensire un CD di Wayne Marshall è senza dubbio una impresa in sè, sia per la notorietà e grandezza del personaggio, sia per la particolarità della prassi esecutiva dell’organista britannico di stanza a Malta, assolutamente personale e anticonformista.

 

Cercare di riassumere in poche righe la carriera di Marshall è davvero difficle. Basti pensare all'attività pianistica degli anni giovanili, che l'ha visto trionfare in tutto il mondo come uno dei più acclamati interpreti di George Gershwin, dapprima come solista, quindi alla direzione, al Glyndebourne Festival (1986), al Harrogate International Festival (1990), alla Royal Opera House ed al Cambridge Festival (1992), per finire alla Suntory Hall (1996 e 1997). Innumerevoli le orchestre da lui dirette nel corso degli anni, dalla Cleveland Orchestra alla City of Birmingham Symphony, dalla Royal Liverpool Philarmonic alla Los Angeles Philarmonic, dalla Orchestre National de Lyon alla Stuttgart Philarmonic Orchestra, dalla London Philarmonic Orchestra alla Dallas Symphony Orchestra. Formatosi come organista dapprima come scolaro presso la Manchester Cathedral, quindi nella St.George’s Chapel, Windsor College, si è diplomato al Royal College of Music di Londra per perfezionarsi poi alla Vienna Hochschule. Prima del “ritiro” a Malta Marshall è stato Organist-in-residence presso la Bridgewater Hall di Manchester con il suo sontuoso organo Marcussen, ruolo che ha poi lasciato a Jonathan Scott. Grande interprete, Marshall è però soprattutto uno dei maggiori esponenti al mondo dell’arte dell’improvvisazione. Come ama spesso ripetere: «Sono essenzialmente un animale da improvvisazione e, a meno che un pezzo non mi parli direttamente, preferisco attenermi alla mia inventiva. Non ci sono errori nell'improvvisazione. Improvvisazione significa libertà con una struttura, purché vi siano gli ingredienti musicali con i quali cominciare.»

 

La forza del CD è senza dubbio la presa del suono, fiore all’occhiello dell’etichetta dell’amico Jake Purches. Scrive Jake, «Ho fondato Base2 Music nel 2015, come una sorta di estensione della mia attività di audio, sviluppo di immagini 3D, video e stampa 'Base2 Studio'. È iniziata relativamente tardi nella mia vita, quando decisi che volevo creare qualcosa per me stesso piuttosto che per i miei clienti, prima di diventare troppo vecchio.» Nel 1995 incontrai il virtuoso parigino Jean-Paul Imbert. Ai tempi avevo già realizzato due registrazioni con l’organista britannico Peter Clarke con composizioni della musicista Italiana Carlotta Ferrari. Questo fu sufficiente per convincere Imbert a realizzare una incisione sul famoso Cavaillé-Coll di St.Etienne, Caen. Realizzammo un Super Audio CD (in surround sound) molto ben accolto dalla critica al quale seguì un secondo progetto sull’organo Seifert a Kevelaer, in Germania intitolato 'Passacaglia'. Ricevo ancora lettere dall’America che attestano l’apprezzamento per il suono di questo lavoro.

 

Mentre stavo ultimando la lavorazione di questo CD, incontrai Wayne Marshall al termine di un “organ gala” alla Royal Albert Hall di Londra, nel maggio 2018. Racconta Jake Purches: «Ero ospite di Olivier Latry, conosciuto grazie all’amicizia con Jean-Paul Imbert. Al termine di un concerto straordinario, con David Briggs, Olivier Latry e Wayne Marshall, ci spostammo nella 'green room' sotto la Royal Albert Hall, dove trovai Marshall da solo. Wayne era stato un mio mito negli ultimi venti anni, per cui ero emozionato all’idea di incontrarlo. Gli spiegai chi fossi e cosa facessi ed iniziammo a dialogare. Venne fuori che Wayne era un audiofilo dilettante assai interessato al processo di registrazione. Gli chiesi per chi registrasse e mi rispose che faceva tutto da solo. Gli chiesi allora perché, e mi rispose che nessuno gli aveva chiesto di registrare da parecchi anni. A questo punto mi proposi e lui accettò. Dopo avergli lasciato un paio dei miei CD, ci congedammo; ricevetti una sua telefonata alcune settimane dopo e decidemmo di vederci nel mio studio in occasione della sua prossima visita a londra.» Ascoltammo molte tracce di registrazioni mie e sue sul sistema di altoparlanti Vivid Audio G1 che lo lasciarono sbalordito e lo convinsero ad organizzare una sessione di registrazione.

 

Il nostro secondo incontro si tenne ad un concerto a Knightsbridge. Decidemmo che una bella location per registrare poteva essere la Westminster Cathedral oppure la Coventry Cathedral. Westminster rifiutò e Coventry si dimostrò un osso duro al momento della negoziazione. Dopo il preventivo di Coventry, decisamente troppo elevato, a poche settimane dalla sessione, lo chiamai per annullare il tutto. «Wayne aveva appena concluso un concerto nel Santuario di Nostra Signora del Rosario di Fatima, in Portogallo ed era rimasto estasiato dal nuovo organo Mascioni installato nel 2016. "Facciamola qui!". Lo staff del santuario fu estremamente accomodante ed accettò immediataente; così poche settimane dopo raccolsi il mio equipaggiamento per registrare e presi un volo per il Portogallo. Per tre notti Wayne suonò in modo indimenticabile. Avevo posizionato i microfoni in tutto il santuario, per catturarne il “surround sound”. L’organo Mascioni è suddiviso in tre corpi, quello principale e due piccole sezioni espressive di 'echo', specularmente posizionate sui matronei laterali in navata. Questo garantisce un eccellente effetto surround all’ascoltatore, che ho catturato nella sezione 5.1 Multichannel del Super Audio CD. Uno dei brani non progammati è stata la Toccata di Widor. Wayne l’ha suonata per lo staff della TV che era venuto ad intervistarlo. E’ stata così trascendentale che ho insistito perché la registrasse. Al ritorno in UK iniziammo l’editing. Trascorremmo una notte in un albergo di Birmingham e due notti ad Eindhoven, al termine di un concerto da lui tenuto. La musica fu quindi pronta per il mastering ed il passaggio ad hybrid CD/SACD. Alla fine preparammo un libretto di 32 pagine per accompagnare il CD». Fummo entrambi estasiati dal risultato e speriamo che lo siano anche i nostri acquirenti.

 

Il CD si apre con il Transports de joye da l’Ascension (1933-34) di Olivier Messiaen (1908-1992). Il ritmo forsennato con il quale vengono eseguiti i numerosi passaggi in eco che si alternano al blocco di accordi del tema principale, ispirato alla gioia di un’anima davanti alla gloria di Cristo, non permetono purtroppo di distinguerli in maniera chiara, complici i 12 secondi di riverbero del Santuario di Fatima.

 

Il fulcro del programma, che dà anche il titolo al CD, è la Symphonie-Passion, Op. 23 (1924) di Marcel Dupré (1886-1971), celebre opera trascritta dallo stesso autore da una improvvisazione in concerto all’organo dell’allora Wanamaker Store di Philadelphia, durante il quale vennero dati al grande organista di Saint Sulpice quattro semplici temi religiosi sui quali costruire una sinfonia improvvisata. Composizione che richiede una non comune padronanza tecnica ed una acuta intuizione interpretativa, il brano si articola in quattro tempi, che costituiscono una parafrasi della Redenzione: Il mondo in attesa del Salvatore è una pagina tumultuosa addolcita dal tema dell’inno Jesu Redemptor omnium; La Natività evoca l’infanzia di Gesù e l’adorazione dei magi, chiudendo con una dolce ʹberceuseʹ su Adeste fideles; La crocifissione, una delle pagine più belle ed intense di tutta la letteratura organistica, descrive l’ascesa al Calvario, le cadute di Gesù, la crocifissione con i colpi di martello sui chiodi ed il terremoto, mentre il dolore delle pie donne durante la tumulazione viene evocato dallo Stabat mater; La Resurrezione infine, inizia come toccata sul tema del Wachet auf e si sviluppa in un continuo crescendo sul canto dell’Adoro te devote. L’interpretazione di Marshall è travolgente, senza sosta, ad un ritmo inusuale che tuttavia priva il brano del carattere meditativo che lo contraddistingue. Ciò che più lascia interdetti, è la mancanza di colore; le sonorità risultano appiattite, lo strumento dimostra una carenza di registri ad ancia di personalità in grado di emergere sull’amalgama dei fondi così come una buona quantità di gambe mordenti sul modello americano, precedentemente previste nel dispositivo.

 

La Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fatima è uno di quei luoghi magici dei quali, da bambino, leggevo e rileggevo il dispositivo dell’organo Ruffatti sui libri di organaria. Purtroppo, alla fine, non ho mai avuto la possibilità di ascoltare dal vivo questo strumento, visto che in occasione delle celebrazioni per il Centenario delle Apparizioni (2016-2017) il Santuario di Fatima ha deciso di attuare un significativo restauro dell'interno della Basilica. I lavori hanno portato ad un colpo di spugna ed alla scelta di Mascioni di sostituire completamente il grande organo a cinque tastiere esistente, originariamente costruito nel 1952, caduto in declino per usura ed incuria ed in stato di abbandono da alcuni anni. La casa organaria di Cuvio è stata scelta per la realizzazione dello strumento conservandone parte della fonica originale integrata da nuovi registri di sostanza e di colore. Il progetto è partito da una discutibile riduzione del numero complessivo delle canne e dei registri di circa 1/3 del totale, puntando sulla “qualità” delle singole voci e dell’amalgama piuttosto che sulla “quantità”. Nel rivedere la composizione fonica d’intesa con la Commissione di organisti incaricata dal Santuario, è stato cercato di caratterizzare in modo più specifico i cinque manuali orientandosi verso uno strumento sinfonico in senso moderno, ben diverso però dal sinfonismo francese ed anglosassone. Il tutto ha portato ad una inevitabile perdita di pastosità, come già evidenziato in questa recensione, quella pastosità che dovrebbe essere prerogativa dei grandi strumenti romantici. Lo strumento conta complessivamente oltre 6.500 canne ed è stato installato nei mesi di ottobre e novembre 2015 ed inaugurato il 20 marzo 2016 da Olivier Latry.

 

Il musicista americano, nativo del Texas, George C. Baker (b. 1951) è uno dei maggiori compositori organistici dei nostri giorni, nonchè un uomo squisito che ho avuto modo di conoscere a Parigi nel 2018. Dopo gli studi alla Southern Methodist University di Dallas, si trasferì a Parigi per studiare con Marie-Claire Alain, André Marchal, Pierre Cochereau, e Jean Langlais. Nel 1974, Baker vinse il primo premio di interpretazione al Grand Prix de Chartres. L’anno seguente ottenne il Diplôme de Virtuosité alla Schola Cantorum di Parigi. Nel 1979, infine, vinse il primo premio all’International Organ Improvisation Competition di Lione. Confezionate con cura, le sue due Deux Evocations, basate sulle melodie di alcuni inni religiosi, costituiscono un tributo a due organisti francesi. La Première évocation, dedicata a Louis Vierne (che morì, come la partitura scrupolosamente ricorda, il 2 giugno 1937), utilizza melodie ispirate alla Vergine Maria, mentre la seconda, dedicata a Pierre Cochereau (che morì il 22 aprile 1984), utilizza melodie pasquali. In questo senso, le due creano un parallelo con la struttura della Symphonie-Passion di Dupré. Lo stile ieratico della prima evocazione si dipana in una sorta di stato di trance, dal quale le melodie emergono in tutta semplicità, nonostante il trasporto creato dall’accompagnamento sostenuto richieda estrema concentrazione nell’esecutore e nell’ascoltatore. La Deuxième évocation si sviluppa più velocemente, in un crescendo che porta ad un possente accordo finale, mentre i singoli temi emergono dal testo con semplicità.

 

La Berceuse dello stesso Marshall (b.1961), rappresenta una sorta di “pausa di relax” nel programma. Nata da una improvvisazione nello York Minster, mentre l’organista provava i registri di 8’ dello strumento, il brano si basa su di una melodia modale supportata da ricchi accordi dissonanti nello sile dello stesso Dupré.

 

Si riprende con la seconda delle corpose composizioni racchiuse dalla registrazione, le poco udite Variationen und Fuge über ein eigenes Thema (Königsfanfaren aus “Fredigundis”) in D del compositore austriaco Franz Schmidt (1874-1939), trascrizione dell’autore dall’opera omonima. Dopo l’introduzione del tema col Tutti, inizia una serie di sei variazioni molto articolate, l’ultima delle quali prelude alla doppia fuga.

 

Molto interessante la Elévation, Op. 22 di Pierre Villette (7 February 1926 – 6 March 1998), compositore francese di musica corale e strumentale. Villette nacque in una famiglia di musicisti nel 1926 a Duclair, in Normandia. Dopo gli studi con Maurice Duruflé al Paris Conservatoire assieme a Pierre Boulez, nel 1957 fu nominato direttore del Conservatoire di Besançon. Di salute cagionevole, mantenne la posizione fino al 1987. La musica di Villette è un prodotto della tradizione che include Fauré e Debussy così come Poulenc e Messiaen. Egli non fu interessato all’avant-garde sposata dal circolo di Boulez, rifacendosi invece al canto gregoriano, alla musica medioevale, al jazz ed a Stravinsky. Il suo Opus conta 81 numeri. Il brano eseguito da Marshall, particolarmente ascetico ed evocativo, richiama molto le Banquet céleste (1926-28) di Olivier Messiaen e sfrutta le sonorità più melliflue dell’organo di Fatima.

 

A conclusione del CD, l’immancabile toccata di Widor dalla quinta sinfonia. Eseguita ad una velocità decisamente eccessiva, ancora una volta il brano accentua la mancanza di ance dello strumento Mascioni, se non nella poderosa basseria del pedale. Una interminabile cascata di ripieni. Non è certo quello che Widor aveva in mente quando compose il brano per il Cavaillé-Coll di St.François-de-Sales a Lione.

 

Per i fortunati possessori di un lettore SACD 5.1 è possibile ascoltare una improvvisazione di Marshall sull’Inno di Fatima. Un peccato che la traccia non sia stata resa disponibile a tutti gli acquirenti del CD.

 

Splendido il libretto, arricchito da preziose foto dello strumento e dell’interprete.


 

Copertina c.d. o libro: