BACH - Una biografia musicale, di Peter Williams

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Ritratto di olimaioc

 

 

Peter Williams
BACH - Una biografia musicale

Traduzione di Maurizio Giani.


pagine: 764
prezzo di listino: euro 54.00 (N.B.: sconto del 25 per cento agli utenti iscritti al presente sito che ce ne prenoteranno una copia entro il 31 dicembre 2019)

Edizioni Astrolabio-Ubaldini 

 

PRESENTAZIONE

a cura del traduttore Maurizio Giani

 

Considerato da decenni uno dei maggiori conoscitori di J. S. Bach e della musica strumentale dell’età barocca, Peter Williams viene pubblicato per la prima volta in traduzione italiana, con quello che a buon diritto può essere considerato il suo testamento spirituale. Gravemente malato, Williams si è spento il 20 marzo 2016, poche ore dopo aver faticosamente terminato la lettura delle bozze di questa poderosa monografia, e per una singolare ironia della sorte pochissimi minuti prima della mezzanotte del 21 marzo, anniversario della nascita del compositore cui aveva dedicato tanta parte della propria esistenza.
 

Peter Fredric WILLIAMS era nato a Wolverhampton il 14 maggio 1937; negli anni Cinquanta e Sessanta affiancò agli studi universitari la formazione musicale come allievo di Thurston Dart e poi di Gustav Leonhardt; concertista formidabile all’organo e al clavicembalo oltre che organologo insigne, tenne dal 1982 all’Università di Edimburgo la prima cattedra di prassi esecutiva istituita nel Regno Unito; dal 1985 insegnò per un decennio alla Duke University, in seguito tornò in patria e fu attivo sino al ritiro come professore ordinario all’Università di Cardiff. I suoi monumentali studi sulla storia dell’organo sono considerati da tutti coloro che si occupano a vario titolo del “re degli strumenti” opere basilari e pressoché definitive; a Williams si debbono anche pubblicazioni sulla realizzazione del basso continuo e sulla historically informed performance, di cui fu un appassionato sostenitore, seppur non senza critiche all’indirizzo di certi suoi colleghi “autenticisti”. Di Bach cominciò a occuparsi sin dagli anni Settanta con Bach Organ Music (1972), cui seguirono The Organ Music of J. S. Bach (3 voll., 1980-1984) e, nel nuovo secolo, l’agile profilo The Goldberg Variations (2001), seguito a partire dal 2004 da un trittico di biografie via via aggiornate e ampliate, sino al libro che il lettore tiene tra le mani, estremo e sostanziale rifacimento di Bach – A Life in Music apparso nel 2007. Il nuovo titolo, con l’accento sulla “biografia musicale”, sottolinea un aspetto che distanzia ulteriormente questa edizione dalla precedente, vale a dire lo spazio assai più ampio dedicato alle composizioni bachiane, con una particolare attenzione a quelle strumentali, considerate dall’autore cruciali nel corso dell’intera esistenza del compositore.
 

Peter Williams era un musicologo estraneo alle mode e alle correnti dominanti nella disciplina degli ultimi decenni, in special modo la new musicology: armato di una erudizione sterminata, concepiva la ricerca in maniera tradizionale, con un approccio empirico tipicamente britannico, caratterizzato da quello che gli anglosassoni chiamano practical criticism, appreso durante gli studi universitari a contatto con l’eminente critico letterario Frank R. Leavis. Ma proprio nella concretezza del confronto con le fonti si trovava a percorrere vie per certi aspetti mai battute prima, grazie a un metodo che nella sua semplicità riconduce alla matrice originaria l’idea stessa di ermeneutica. Nel narrare la vita e le opere di Bach Williams prende ovviamente le mosse dal principale documento di cui disponiamo: il cosiddetto Nekrolog, redatto dopo la morte di Johann Sebastian dal figlio Carl Philipp Emanuel e dal discepolo Johann Friedrich Agricola, e pubblicato nel 1754 nella Musikalische Bibliothek di Lorenz Mizler; ma suggerisce anche che la nostra comprensione di Bach sia stata ostacolata da un’eccessiva deferenza nei confronti di quel testo. Di qui la sua strategia espositiva: all’inizio di tutti i capitoli, e di numerosi paragrafi al loro interno, Williams riporta anzitutto in traduzione estratti del Necrologio [*]; poi li sottopone a una serrata indagine, con una sottigliezza e un’insistenza addirittura sconcertanti. Non è esagerato affermare che nessun altro studioso ha mai lardellato la propria opera di un così gran numero di punti interrogativi; non è certo un caso se la Festschrift pubblicata in suo onore nel 2007 recava il titolo Music & Its Questions. Di fatto, le domande – che figurano persino nei titoli di sette capitoli – sono in tutto il volume l’onnipresente motore dell’indagine, anche riguardo a dettagli apparentemente insignificanti. Già nella prima pagina, il semplice fatto che il Necrologio si apra con un verbo al presente (“Johann Sebastian Bach appartiene [gehöret] a una schiatta […]”) induce Williams a chiedersi se non possa trattarsi di un segno che il testo venne abbozzato da Emanuel mentre suo padre era ancora in vita, “e magari concepito come curriculum vitae o schizzo biografico per qualcuno dei vari lessici che si pubblicavano a Lipsia”, con relativo approfondimento di quella prassi allora consueta; e poco dopo: “Nel procedere della narrazione di Emanuel c’è poi un altro aspetto che potrebbe sorprendere il lettore: qua e là si ha infatti l’impressione che citi dei ritagli di testi a stampa tenuti sott’occhio durante il lavoro, lasciando spazio a un ulteriore interrogativo: suo padre potrebbe averli raccolti via via e conservati insieme alla tavola genealogica”. In breve, non ci sono verità acquisite che non vengano sottoposte a un inesorabile scrutinio, si tratti del Necrologio, dello stile delle pochissime lettere di Bach pervenuteci, dei titoli delle sue composizioni (un caso: perché nel frontespizio autografo delle Sonate e Partite per violino si legge Sei Solo anziché Soli?) e financo delle relazioni stilate dal compositore dopo i numerosi collaudi di organi da lui effettuati, oppure dei verbali dei concistori di Arnstadt e di Lipsia; si avanza nella lettura con la circospezione di chi attraversi un campo minato.
 

Dopo quasi mezzo secolo di indagini su Bach, condotte da ogni possibile angolo prospettico, in questa sua ultima fatica Williams appare ancora così alieno dal considerarsi il più sapiente di tutti da dichiarare con franchezza di aver sollevato domande cui finora nessuno ha dato risposta; ma possiamo aggiungere che sono proprio le sue domande a far sorgere salutari dubbi su quanto certa storiografia ha considerato sinora un fait accompli, oppure a schiudere scenari inediti. Del resto, lo stesso autore sembrava non potersi liberare dai dubbi anche nei casi in cui la sua acribia filologica lo aveva condotto a risultati clamorosi: nel 1981 mise a rumore il mondo accademico dimostrando con argomenti tanto stringenti quanto allarmanti che la toccata e fuga in Re minore di Bach, “ovviamente il brano per organo più celebre di tutti i tempi” ("BWV 565: A Toccata in D Minor for Organ by J.S. Bach?", Early Music, ix, n. 3, pp. 330-337: 330) con molta probabilità non è opera sua; eppure anche allora non poté esimersi dal confessare in modo disarmante una perplessità di fondo: “Nella Toccata in Re minore vi è un livello melodico, una generale melodiosità del materiale tematico che rendono assai difficile se non impossibile attribuirla con certezza a qualsiasi altro compositore di musica per organo. E io non so come sbarazzarmi di queste obiezioni” (ivi, p. 334).
 

Per quanto riguarda poi gli scenari inediti, che si aprono di frequente nella lettura, basti un cenno al capitolo sui primi anni di Bach a Lipsia: a un certo punto Williams viene a parlare delle pubbliche esecuzioni capitali che avevano luogo in città, e ricorda che il tragitto dei condannati al patibolo era accompagnato da musiche di vario genere, eseguite per lo più da allievi del Thomascantor, e molto probabilmente con la sua presenza; formula poi l’ipotesi altamente verosimile che più d’uno, tra il pubblico che il Venerdì santo del 1727 ascoltò la Passione secondo Matteo in san Tommaso, avesse assistito il 13 febbraio precedente a una decapitazione eseguita in modo orribile; e chiude con una riflessione che dà da pensare: forse costoro avranno provato qualcosa di più d’un orrore indiretto di fronte alla narrazione in musica di un supplizio avvenuto millesettecento anni prima, nella Siria sotto il dominio romano. Appunto questa costante, discreta presenza del fattore umano conferisce al volume un tono particolare, e ne fa un’opera da raccomandare non solo agli specialisti: il che vale anche per i numerosi paragrafi dal titolo Una nota su…, nei quali vengono lumeggiati, talora con pochi efficacissimi tocchi, lati di capolavori universalmente amati non sempre messi in evidenza con altrettanta diretta partecipazione nella letteratura secondaria.
 

Nelle ultime pagine Williams – una volta tanto porremo noi una domanda nel suo stile: forse consapevole che gli restavano pochi mesi di vita? – non esita a spingersi sino alle soglie di quello che Ludwig Wittgenstein chiamava das Mystische, ciò che si mostra ma non può essere espresso in forma discorsiva. Le opere di J. S. Bach, scrive, ci portano al cuore stesso dell’enigma della musica, e ci costringono a chiederci: cos’è, cosa fa esattamente? Ma la risposta con cui il libro si chiude è una serena dichiarazione di resa: la musica di Bach, il suo valore normativo, l’incanto che continua a suscitare, rimangono un mistero.
 

[*] Le traduzioni del Necrologio e di tutti i documenti in lingua tedesca citati da Williams sono state condotte direttamente sugli originali, tenendo conto come è ovvio delle scelte traduttive dell’autore e segnalando in nota qualche difformità.

 

 

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In ricordo di Peter Williamsdi Pier Paolo DONATI 

 

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Peter Williams
BACH - Una biografia musicale

Traduzione di Maurizio Giani.


pagine: 764
prezzo di listino: euro 54.00

(N.B.: sconto del 25 per cento agli utenti iscritti al presente sito che ce ne prenoteranno una copia entro il 31 dicembre 2019)

Edizioni Astrolabio-Ubaldini 

 

 

 

 

Sezione: 
Autore: 
Maurizio Giani
Qualifica autore: 
traduttore italiano del volume "Bach - A musical biography" di Peter Williams