Uno sguardo al passato per un futuro migliore

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Nel secondo anniversario della scomparsa di Luigi Ferdinando Tagliavini (11 luglio 2017), segnaliamo una cronaca del convegno che giusto un anno fa si è tenuto a Pieve di Cadore (BL) in suo ricordo (per commentare pubblicamente, accedere al forum)
 
 
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UNO SGUARDO AL PASSATO PER UN FUTURO MIGLIORE
 
 
L’8 luglio [dello scorso anno] 2018 si è tenuto a Pieve di Cadore un Convegno In ricordo del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini (1929-2017), a cui hanno partecipato un centinaio di persone. Era stato promosso dalla Magnifica Comunità locale e dall’Associazione «Organi Storici in Cadore», con il patrocinio della Società Italiana di Musicologia e dell’Università degli Studi di Padova. L’occasione della celebrazione del primo anniversario della scomparsa di una personalità affermatasi in tutto il mondo per le eccezionali qualità d’interprete della musica cembalo-organistica italiana del Rinascimento e del Barocco, e per la correlata ricerca musicologica, avrebbe forse richiesto che gli organizzatori valutassero meglio lo ‘spessore’ dei relatori.
 
I lavori sono stati guidati da Giuseppe Patuelli, segretario dal 2004 dell’Associazione Italiana Organari, sodalizio che riunisce una parte delle Case, Fabbriche e Botteghe italiane che costruiscono e restaurano gli organi, alcune assai note e con attività secolare. Tale presenza chiarisce anche ai lettori meno avvertiti dove si allocasse la scarsella preposta a contenere i legittimi interessi della categoria; alla quale d’altra parte il defunto aveva sempre rivolto sguardi benevoli, fino ad ospitare nel 1996 nella rivista «L’Organo» da lui diretta il Codice Deontologico e le Norme per il restauro degli organi antichi con cui la citata Associazione Italiana Organari enuclea un complesso di banalità operative ritenendo di potersi affiancare o contrapporre alle indicazioni date dalla Commissione Nazionale per il restauro degli organi nominata qualche anno prima dal Ministero dei Beni Culturali.
 
Dopo i saluti istituzionali di Renzo Bortolot, Presidente della Magnifica Comunità di Cadore, e di Francesco Passadore, Presidente della Società Italiana di Musicologia, la sorella del Maestro Silvia Tagliavini ha illustrato inediti episodi occorsi nei molti viaggi di lavoro o diporto intrapresi con il familiare; quindi ha parlato Sergio Vartolo, noto fino dagli anni Ottanta quale straordinario performer musicale, visto che era in grado d’eguagliare i fasti congressuali del Bettino Craxi rampante facendo salire sul palco gioiosi nani e longilinee ballerine da affiancare ai migliori musicisti ‘barocchi’ d’Europa. Il grande cembalista vocalist ha illustrato, seguendo chi sa perché le intriganti e numerose partizioni dell’Institutio oratoria di Marco Fabio Quintiliano (c. 40 - 96 d. C.), le qualità letterarie e linguistiche che il Tagliavini esprimeva impartendo le sue lezioni; in vero piene di affascinante dottrina, esplicata nelle principali lingue europee e con corredo di episodi connessi alla pagina musicale in esame, a volte alleggerite da calembour o storielle dal profumo di sacrestia.
 
Quindi è toccato ad Antonio Lovato dell’Università di Padova, che ha parlato della tesi di laurea Studi sui testi delle Cantate Sacre di J. S. Bach sostenuta con successo dal Tagliavini nel 1951 presso l’ateneo patavino. Di seguito, Giandomenico Zanderigo Rosolo ha posto in relazione il lessico musicale cadorino con quello usato dal Tagliavini per diretta derivazione materna, nata in Cadore. È poi stata la volta di Umberto Pineschi, il quale avvalendosi di inedite foto, ha mostrato quanto fosse dorato il tempo dei primi anni di Haarlem, da cui sono derivate tutte le Accademie estive e quindi anche quella pistoiese. Si è così potuto vedere come i giovani maestri Anton Heiller, Gustav Leonhardt, Luigi Ferdinando Tagliavini e Marie-Claire Alain trascorreressero settimane felici dentro il cerchio incantato dei sorrisi che rivolgevano loro le più belle organiste del mondo, intrecciati e issati a mo’ di gran pavese nel varo del personale vascello nell’infinito mare delle possibilità.
 
La relazione conclusiva del Convegno era affidata a Domenico Morgante. Il maestro ha detto che sull’interpretazione della musica antica Luigi Ferdinando Tagliavini, dopo aver raccolto l’eredità di Arnold Dolmetsch, contribuì alla rivoluzionaria operazione della cosiddetta Early Music Revival in una con Gustav Leonhardt e Nikolaus Harnoncourt; da cui per la Musica Antica è derivata la «felice situazione odierna». Terminata la lettura del corposo testo, aderente come un guanto alla massima Non dirò nulla che sia mio, lo stesso Morgante ha eseguito su un grande clavicembalo ‘Neupert’ a due manuali, a suo tempo donato da LFT alla Magnifica Comunità, quello che lo stesso esecutore ha definito il «viaggio di un cembalo barocco da Roma a Venezia», un racconto esplicitato con quattro brani di Girolamo Frescobaldi, Bernardo Pasquini, Baldasarre Galuppi, Benedetto Marcello.
 
Chi scrive, per quasi mezzo secolo fraterno amico del defunto, guadagnando l’uscita rifletteva tristemente sulla perdita di tanto Uomo; e constatava di aver trascorso a Pieve di Cadore sotto l’innevato Antelao, detto anche il Re delle Dolomiti, un pomeriggio non meno caldo di quelli passati nella residenza fiorentina, giungendo alla conclusione che forse è proprio vero che nel Bel Paese «non c’è più religione!».
 
Chi si volga a considerare la nascita e gli sviluppi della Orgelbewegung italiana, osserva come le figure più rappresentative siano nate ed abbiano operato al di sopra della cosiddetta Gotenstellung (linea gotica). Come si può constatare, il fatto che i cultori della materia abbiano svolto le loro ricerche al di sopra di quell’ideale linea che taglia la Penisola a circa due terzi della sua lunghezza ha orientato nella direzione sbagliata la bussola della storia della manifattura degli organi e dei cembali italiani; una rotta tuttavia invertibile, visto che non è stato scritto nulla di strutturato, salvo i commenti al Corpus documentario pubblicati in questa rivista.
 
Per una breve disamina dell’interessante questione, che potrebbe ricordare il J’accuse di Zola, si riportano i dati caratteristici del fondatore della disciplina, per solito indentificato in Renato LUNELLI (Trento 1895-1967). Attivo nell’estremo Nord della Penisola, ed anzi nato in una terra ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico, si diploma in organo, dal 1920 è titolare in Santa Maria Maggiore, suona alla Filarmonica trentina nel 1929, fa parte della Commissione per la musica sacra, organizza nel 1930 a Trento il Primo congresso organistico italiano. La conoscenza del tedesco gli permette di acquisire i frutti maturati nell’ultimo secolo dalla musicologia germanica.
 
Il secondo riconosciuto padre fondatore è lo studioso e concertista di chiara fama Dr. Prof. Maestro Luigi Ferdinando TAGLIAVINI (Bologna 1929-2017). Compiuti gli studi universitari, completa la formazione musicale a Parigi dove conosce solisti di livello internazionale di cui segue le orme, e conclude l’attività di studioso quale ordinario di musicologia all’università di Friburgo (Svizzera francese). L’impegno profuso in gioventù per il recupero degli antichi organi ottiene un primo risultato nel 1955, con il restauro storico-filologico dell’Antegnati di 16 piedi del 1581 di San Giuseppe a Brescia. La rilevante acquisizione porterà un contributo determinante alla causa della musica antica eseguita su strumenti originali, benché ancora non si comprendesse che i sedici piedi, come quelli di dodici, venivano costruiti per essere suonati all’ottava bassa; pertanto, Tagliavini assicurava i colleghi oltremontani in visita dell’Antegnati 1581 che suonarvi nella tessitura dell’8 piedi era del tutto appropriato, in quanto lo stile polifonico italiano necessitava di tale cristallina chiarezza.
 
Solo nel 1998, in occasione del restauro dell’organo di 16 piedi di Santa Maria in Trastevere per cura dagli allievi del Primo Corso Sperimentale realizzato dall’I.C.R., risulterà evidente come, consentendolo le misure strette dei corpi sonori, la tessitura confacente a tali strumenti fosse quella che fino dagli anni a cavaliere tra Cinque e Seicento è detta nei documenti e nelle fonti all’ottava bassa: durante i concerti d’inaugurazione, il virtuale duello ingaggiato tra Gustav Leonhardt che eseguì l’intero programma un’ottava sotto, e Tagliavini che scelse le corde ‘naturali’, si concluse con la sconfitta del maestro italiano per unanime giudizio dei rappresentanti della musicologia italica, nonché di quella germanica ed anglofona presenti nella basilica romana.
 
Il cahiers de doléances annovera altri Missverstaendnisse, che vengono elencati di seguito. L’aver eretto da un capo all’altro del Nord Italia una sorta di palizzata formata da tutte le tipologie di organi praticate dalla dinastia Antegnati ha impedito agli studiosi di vedere quanto avveniva negli stessi anni nella manifattura degli strumenti a tastiera al di là degli Appennini a Firenze, Lucca, Orvieto, Roma, Napoli, Palermo. L’aver concesso ai maestri ultramontani attivi nel Nord della Penisola un inesistente ruolo nel rinnovamento dei canoni costruttivi, l’idea che l’organo di Lorenzo da Prato del 1475 in San Petronio disponesse di dieci registri, il mito degli Antegnati coltivato nonostante le prove che già il fondatore della dinastia Bartolomeo fosse un maestro mediocre, la glorificazione di una tipologia di strumenti rimasta immutata per un secolo e mezzo, e tuttavia ritenuta rappresentativa dell’organo ‘classico’ italiano, il falso storico di aver creduto che quella tipologia di strumenti potesse dar voce anche alle pagine di Frescobaldi, scritte quando a Roma si praticavano cembali ed organi all’ottava bassa ricchi di registri ‘spezzati’ ad anima e ad ancia di ogni foggia, la concessione della patente di pioniere all’Hermans, quando i rogiti attestano che le supposte novità da lui introdotte nel 1650 erano già conosciute in Italia da circa un secolo, hanno irrimediabilmente compromesso la credibilità sia del primo sia del secondo fondatore.
 
Al terzo di costoro, il Dr. Oscar MISCHIATI (1936-2004), concentrato nel recupero di un’imponente massa documentaria tratta dagli archivi del Centro-Nord della Penisola, va riconosciuta una eccezionale dedizione ‘alla causa’, nonché straordinarie virtù di erudito. Nel campo delle indagini storiche ed organologiche, oggi quasi neglette, lo studioso bolognese può ancora figurativamente assumere i tratti del convitato di pietra, o del santo che da un fondo oro estragga la spada a difesa dei risultati delle proprie ricerche.
 
Il fatto che nessuno dei tre Padri Fondatori fosse stricto sensu uno storico, ha condotto quasi in secca il vascello della disciplina, quando avrebbe potuto già navigare in alto mare. Dopo un secolo dall’inizio dell’Orgelbewegung italiana, presso gli Untermenschen della musica cembalo-organistica prosperano ancora le leggende metropolitane sopra ricordate, vengono considerate fonti primarie le scorie che il fiume della storia trascina con la melma del fondo, si chiudono gli occhi sulla Retorica quintiliana, e su tutto il ciarpame che l’avvolse in epoca barocca, si alimenta la follia numerologica bachiana sublimata a cabala, a volte trattata come merce di scambio nel suk delle cattedre universitarie, si continua a praticare la musica del Kantor come una religione, a cui si possono sacrificare gli organi storici italiani nelle ‘ottave corte’ e porvi il ‘Bordoncino’, nell’illusione di traslare le divinizzate pagine di JSB dal nostrano Sì all’oltremontano Ja.
 
 
 

- quanto sopra è stato pubblicato sul n. 42 di «Informazione Organistica», XXIX (2017)

 
 
 

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Sezione: 
Autore: 
Pier Paolo Donati
Qualifica autore: 
Direttore del periodico «Informazione Organistica»