Collegamenti

Tu sei qui

  PILLOLE DI ORGANARIA - a cura di Sandro Carnelos

 

PILLOLE DI ORGANARIA

 

a cura di

 

Sandro CARNELOS 

 

 

Elenco degli argomenti trattati:

 

L’ORGANARO

I REGISTRI

IL MANTICE

IL MECCANISMO DELL’ARIA

IL SOMIERE

LA TRASMISSIONE

LE CANNE

CLASSIFICAZIONE DEI REGISTRI

IL VENTILABRO

LA LEVA BARKER

MATERIALI CANNE D’ORGANO

IL PEDALE

L’INTONAZIONE

LA TASTIERA O MANUALE

PRESSIONE E DISTIBUZIONE DELL’ARIA

L’ACCORDATURA

I FONDI DI MISURA LARGA

I REGISTRI DI FONDO E MUTAZIONE SEMPLICE

LA MISURA IN “PIEDE”

MATERIALI IMPIEGATI

PRINCIPALI E RIPIENO

LE CANNE TAPPATE

IL WERKPRINZIP

I VIOLEGGIANTI

I VIOLONCELLI CALLIDIANI

COLLOCAZIONE E CAMPATE

TEMPERATURA E ACCORDATURA

Bach e temperamento inequabile

RUFFATTI E TRASMISSIONE ELETTRICA

L’ORGANO ITALIANO RIFORMATO E ORGELBEWEGUNG

LA TRASMISSIONE “SOSPESA”

IL RESTAURO

LA MANUTENZIONE

I Tromboncini

Il Tiratutti

Il temperamento inequabile 

I tiramantici

Combinazioni “fisse” 

Dulciana 

Freno armonico 

Trasmissione pneumatica-tubolare 

Viola da gamba 

Violino 

Cromorno

Salicionale 

Voce celeste 

Cassa espressiva 

Tamburini e il “doppio scomparto”

Nazardo 

Bombarda 

Tromba 

Tremolo 

Unioni meccaniche e pneumatica 

Ance orizzontali 

Campane labiali 

Flagioletto 

Combinazione libera “alla lombarda” 

La “terza mano” 

Voce umana 

Corno inglese 

Accessorio “piano automatico al pedale” 

Campane tubolari 

Trombone 

Lo “scappamento” 

Pedaletti reversibili 

Un connubio di trasmissioni

Fourniture 

Simbologia e organo 

Disposizione manuali

Il “transitorio d’attacco”

Flauto armonico

Flauto

Eufonio

L'Harmonium

Super- e sub-ottave

Claribel

Il “graduatore”

La cassa che "non c’è"

Fugara

Registri in “derivazione” 

Oboe

[altri argomenti sono trattati nel canale YT di Sandro Carnelos qui in calce segnalato] 

 

- Per "assumere" le PILLOLE DI ORGANARIA di Sandro Carnelos, cliccare il collegamento qui in calce riportato!

 

  PIPEDREAMS

programmazione radiofonica dedicata all'organo, links interessanti

  Polibio Fumagalli

Polibio FUMAGALLI, nato a Inzago il 26 ottobre 1830, iniziò gli studi nella sua città natali, proseguendoli al conservatorio di Milano nella classe di pianoforte di Antonio Angeleri [leggi la biografia completa su http://www.treccani.it/enciclopedia/fumagalli_(Dizionario-Biografico)/ ) .

 

* * *

 

 

  PONTIFICIO ISTITUTO AMBROSIANO DI MUSICA SACRA

  PONTIFICIO ISTITUTO DI MUSICA SACRA DI ROMA

  PROMART

database della musica classica in Italia: concerti, associazioni, artisti, agenzie, etc.

  Quale musica per la Liturgia? - Riflessioni di monsignor Vincenzo De Gregorio

 


QUALE MUSICA PER LA LITURGIA?



di Vincenzo De Gregorio [*], Preside del Pontificio istituto di Musica Sacra in Roma

 

La domanda che mi è stata consegnata [...] suppone un dubbio: quale è la musica per la nostra liturgia?

 

Questo suppone l’esistenza di parametri validi per decidere l’autenticità della musica nella Liturgia. Lancio una definizione che faccio mia: un’esperienza di fede illuminata dalla gioia estetica che scuote le fibre più profonde dell’esistenza.

La gioia estetica: è questa la musica, ma non è l’estetica del sentimentalismo o delle emozioni superficiali. La musica della liturgia ha un carattere “orante”. Questo carattere orante è quello innanzitutto dell’essere comunità, famiglia di Dio, Chiesa. L’essere Chiesa quando preghiamo, a sua volta ha un risultato: la preghiera che si fa carità e che diviene nel mondo testimonianza viva di verità, libertà, giustizia e pace.

La Musica di cui parliamo e alla quale ci riferiamo qui, [...] non è l’arte dei suoni (così viene definita) generica e anonima: è questa musica (con le armonie che conosciamo, con i ritmi codificati per i quali un valzer o un swing o un tango o un concerto rock sono quello che sono), ad essere la ”nostra” musica, quella per la quale tutto il nostro mondo acustico, dalle colonne sonore dei films e delle fictions, all’opera, ai concerti delle star negli stadi, al Jazz, a tutto il paesaggio sonoro che ci circonda, anche di notte, esiste. Questa musica è nata lì dove voi, oggi, cantate: in chiesa.

La nostra musica, la “NOSTRA” del mondo occidentale, che è la più complessa che mai il pianeta abbia elaborato, con la sua orchestra di strumenti a fiato, ad arco, a percussione, con il suo immenso repertorio che spazia dagli inizi del mondo “moderno”, quello del primo ‘600, del Monteverdi del Vespro della beata Vergine e di Orfeo, fino a Strawinsky e Berio e alla musica elettronica, ha alle spalle il cantore, i musicisti delle abbazie e delle scuole delle cattedrali, i Cori che cantano in Chiesa.

Questa musica che è diventata quella di Mozart e di Brahms, di Verdi e di Puccini è espressione di una tradizione colta, non soltanto popolare, anche se il popolare vi appartiene. Ma si tenga presente che fino alla fondazione delle prime Università, l’unico luogo di conservazione della cultura, di ricerca, di produzione di cultura sono stati i monasteri e le biblioteche e gli archivi delle cattedrali.

Sgombriamo, perciò, il campo da una pericolosissima idea: la musica della Chiesa è la musica spontanea, è la musica ispirata ma non coltivata. Se così fosse stato non avremmo provocato, noi Chiesa, la più grande epopea di arte, e non solo di musica, che l’umanità abbia avuto in assoluto.

Cerchiamo di comprendere la causa di tutto ciò. [...]

 

*** CONTINUA A LEGGERE CLICCANDO http://www.musicaperlaliturgia.it ***

 

 

  REGESTO E BIBLIOGRAFIA AGGIORNATA DEGLI ORGANI DELLA PROVINCIA DI MODENA - a cura di Federico Lorenzani

 

 

COLLANA D'ARTE ORGANARIA Vol. IX

Collana d’arte organaria – IX, 2012
Direzione scientifica a cura di Giosuè Berbenni – Federico Lorenzani

Associazione culturale "Giuseppe Serassi" Piazza Mazzini, 7 – 42016 Guastalla (RE)

Progetto grafico: Horizon Studio – Rivarolo Mantovano (MN)
In copertina: Archivio Storico Comune di Modena, Cronaca Lanzalotto (vol. 1539-1554) trascritta dallo Spaccini, p. 144
Stampa nel mese di novembre dell’anno 2012

Copyright © 2012 by Associazione "Giuseppe Serassi" – Guastalla
I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i micro lms e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.

REGESTO E BIBLIOGRAFIA AGGIORNATA DEGLI ORGANI DELLA PROVINCIA DI MODENA

Federico Lorenzani

Trascorsi oltre venti anni dall’imponente lavoro di ricerca e schedatura sugli organi antichi di valore storico-artistico della provincia di Modena da parte di Carlo Giovannini e Paolo Tollari,1 è parso utile fare il punto della situazione con vari aggiornamenti allo stato attuale delle conoscenze.2

Purtroppo le province italiane che possono vantare un lavoro del genere, consistito in ricerca d’archivio e schedatura sul campo degli strumenti, sono pochissime, anzi di molte non esiste nemmeno un censimento sommario degli strumenti presenti.

Dal 1991, anno di pubblicazione dello studio sugli organi modenesi, sono stati restaurati vari strumenti grazie ad importanti contributi messi a disposi- zione sin dal 1998 dalla provincia di Modena,3 contributi che si sono aggiunti a quelli generalmente concessi dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalle Soprintendenze competenti, nonché in alcuni casi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

I restauri hanno potuto chiarire la paternità di alcuni di questi strumenti, e il presente lavoro ne darà conto. Saranno poi segnalati gli spostamenti di sede di qualche organo, o l’arrivo di organi da altre province.

Tra i vari aggiornamenti si segnala la de nizione dell’anno di costruzione dell’organo di Ottavio Negrelli (1687) della chiesa di S. Giuseppe a Fanano, e di quello di Filippo Tronci (1905) a Fellicarolo (c. Fanano) presso la parroc- chiale di S. Pietro apostolo.

È stato attribuito a Carlo Ricci (1807) l’organo della parrocchiale di Iola (c. Montese); a Domenico Traeri quello della parrocchiale di Marano sul Pa- naro; sempre a Domenico Traeri (1700) l’organo della parrocchiale del Santissimo Croci sso a Modena.

L’organo della parrocchiale di Palagano è stato costruito da Antonio Battani e dal glio Giosuè nel 1894; quello della parrocchiale di Rocca Santa Maria (c. Serramazzoni) da Ermenegildo Sighinol (sec. xix); quello della parrocchiale di San Biagio in Palude (c. San Felice sul Panaro) da Giuseppe Gallerani (sec. xix).

A Formigine l’organo di Carlo, Francesco e Domenico Traeri (1690) è stato riportato nella chiesa della Madonna del Ponte per il quale fu realizzato, dalla vicina parrocchiale.

Sono giunti due organi di scuola meridionale a Concordia: uno nella chiesa della Conversione di S. Paolo, l’altro nella parrocchiale della frazione di San Giovanni Battista.

A San Martino Vallalta (c. Polinago) è giunto un Agati del 1868, mentre l’organo di Torre Maina (c. Maranello) è stato attribuito ad Eugenio Bonazzi (1859).

Molti strumenti (o nuclei fonici) non si trovano nel luogo per il quale ven- nero costruiti: questo aspetto tuttavia esula dalla presente trattazione. Analo- gamente non è stato preso in considerazione l’elenco dei tanti residui di organi sparsi nei sottotetti di moltissime chiese (o ambienti parrocchiali), composti di pochissimi elementi: qualche canna, parti di mantici, eccetera.

Fa parte invece di questo studio la ricerca bibliogra ca in materia di organi del territorio modenese. Un lavoro di questo tipo fu redatto a livello nazionale da Arnaldo Morelli all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, per cui attualmente risulta incompleto e datato.4 A questo proposito, bisogna rico- noscere che col passare del tempo le pubblicazioni sugli organi si sono molti- plicate e con esse è aumentato anche il grado di qualità scienti ca dei singoli contributi. In alcuni casi si tratta di opuscoli di poche pagine o di brevi saggi redatti in occasione del restauro di qualche strumento, in altri casi di ricerche monogra che più corpose.

Purtroppo però, tante pubblicazioni uscite nel corso dei restauri sono introvabili perché edite con tirature limitate e prive del codice ISBN.5 Sfortuna- tamente, molte non sono depositate neppure presso le biblioteche locali, né tantomeno presso le biblioteche preposte (Roma, Firenze, Bologna) in cui è obbligatorio il deposito legale. Per questo motivo molte meritevoli ricerche, in assenza di un editore che possa gestirle e divulgarle ad altri studiosi ed appas- sionati, sono divenute praticamente inutili. Sarebbe dunque auspicabile che nascesse un centro di documentazione per la raccolta di pubblicazioni, studi, articoli, tesi di laurea sull’argomento, almeno a livello regionale.

Per quanto riguarda la presente bibliogra a sugli organi storici della provin- cia di Modena, essa sarà suscettibile nel prossimo futuro di ulteriori integrazioni; giova ricordare che non sono state prese in considerazione guide o pubblicazioni storico-artistiche di carattere locale, articoli di giornale o pieghevoli dei concerti, anche se questi riportavano brevi notizie sugli organi storici.

Considerazioni sugli organi presenti nel modenese

Alla luce delle recenti pubblicazioni sui censimenti degli organi delle province di Bologna e Reggio Emilia6, è possibile mettere ulteriormente a fuoco l’arte organaria di questi territori, de nita “emiliana”. La scuola organaria emilia- na coincide all’incirca con le attuali province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia.

La vicinanza geogra ca e le vicende politiche che si sono succedute nei secoli hanno favorito lo sviluppo degli strumenti secondo caratteristiche tecni- che, timbriche e sonore comuni. Gli organari più importanti hanno lavorato sin dal periodo rinascimentale nelle chiese di maggior rilevanza ecclesiastica di queste zone. Anche gli organi della Romagna (quantitativamente molto inferiori a quelli presenti nei territori dell’Emilia) rientrano in sostanza nella scuola emiliana: per il momento è stato pubblicato il censimento degli organi della provincia di Ravenna7, mentre per quanto riguarda Rimini esso è stato recentemente ultimato da Mauro Ferrante e attende di essere pubblicato.

I territori di Parma e Piacenza invece, pur presentando elementi di contatto la scuola organaria emiliana, meriterebbero una trattazione a parte: nel ducato di Parma e Piacenza infatti lavorarono dal Rinascimento a tutto l’Ot- tocento organari diversi da quelli del resto del territorio emiliano, portando avanti sino alla ne del Settecento una scuola che si potrebbe de nire “parmense” con proprie speci che peculiarità, ad esempio adottando quasi esclusivamente il somiere a vento. Il ferrarese Giovan Battista Cavalletti, di cui per il momento non si conosce il maestro, trasferitosi a metà Settecento a Piacenza, lavorò anche nel Parmense e nel Reggiano portando avanti un altro modello di organo con il somiere a tiro. Anche questa bottega, sviluppatasi con i nipoti tra Mantovano e Romagna meriterebbe uno studio specifico. Nel corso dell’Ottocento inoltre tra Parma e Piacenza fu forte l’influsso dell’arte organaria lombarda.

Di seguito si riportano pertanto considerazioni sulla scuola organaria emiliana, in particolare modenese, senza riprendere il pro lo storico già trattato nella pubblicazione Antichi Organi Italiani.8

Il patrimonio organario di valore storico-artistico del territorio modenese consta di oltre 230 strumenti di notevole varietà tipologica, e in qualche caso di interesse artistico rilevante. La quasi totalità si trova in edi ci di culto di proprietà ecclesiastica, pochi sono di Enti privati.

Gli organi sopravvissuti hanno caratteristiche riconducibili a varie scuole, anche se le più rappresentate sono certamente quella emiliana e quella pistoie- se; non mancano incursioni di organari parmensi e lombardi.

Altro aspetto signi cativo è la sopravvivenza, in strumenti più recenti, di nuclei fonici cinquecenteschi o seicenteschi di cui è di cile, in alcuni casi, attribuire una paternità certa. Occorrerà attendere i prossimi restauri per rilevare misure e raccogliere dati analitici.

Del periodo rinascimentale non rimane nessun organo. Come detto sopravvivono però diversi nuclei fonici: il più antico è quello della facciata dell’attuale organo Ru atti (1964) della chiesa di S. Pietro a Modena, risa- lente all’organo di Giovan Battista Facchetti del 1519; l’altro, del 1524, dello stesso organaro bresciano, è nell’organo Agostino Traeri della parrocchiale di S. Agostino, sempre a Modena.

Nuclei fonici di Giovanni Cipri si trovano nell’organo Sona del Duomo di Carpi (risalenti al 1540), nel Traeri della chiesa di S. Adriano III papa a Spi- lamberto, nel Traeri del Santuario di Stu one (c. Ravarino), nel Traeri della chiesa di S. Giacomo a Castelfranco Emilia e da ultimo nel Montesanti della parrocchiale di Mirandola; canne di Paolo Cipri (risalenti al 1584) sono pre- senti nell’organo Alessio Verati di S. Maria delle Assi a Modena e nel Bonazzi della parrocchiale di Torre Maina.

 

________

1 Carlo Giovannini - Paolo Tollari, Antichi Organi Italiani - La Provincia di Modena, Modena, Franco Cosimo Panini, 1991.

2 Per laconsultazionedidocumentazioneerelazionidirestauro,isopralluoghiaglistrumen- ti, la gentile collaborazione e le autorizzazioni concesse si ringraziano le parrocchie proprietarie dei beni, la Curia Arcivescovile di Modena-Nonantola e la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia.

3 Armonie ritrovate. Organi restaurati nel territorio modenese, Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, 2007.

4 Arnaldo Morelli, Storia dell’organo italiano. Bibliogra a (1958-1992), in «Le fonti musi- cali in Italia. Studi e ricerche», n. 6, 1992.

5 Il codice ISBN (dall’inglese International Standard Book Number) è un codice numerico (nell’ISBN a 10 cifre, però, l’ultimo carattere poteva anche essere una lettera, la X) usato inter- nazionalmente per la classi cazione dei libri. È de nito da uno standard dell’ISO, derivato dalla codi ca SBN inglese del 1967. Ogni codice ISBN identi ca in modo univoco ogni speci ca edizione di un libro (non però le semplici ristampe, che mantengono lo stesso codice dell’edi- zione cui si riferiscono) e, una volta assegnato, non può più essere riutilizzato. Da Wikipedia.

6 Oscar Mischiati, Regesto degli antichi organi di Bologna e del suo territorio, in «L’Organo», xxxv (2002); Federico Lorenzani, Contributo alla conoscenza del patrimonio organario della provincia di Reggio Emilia, in «Arte Organaria Italiana», iii (2011), pp. 191-248.

7 PaoloFabbri,OrganieorganariaRavennadalxvialxviiisecolo,in«L’Organo»,xvi(1978), pp. 3-54; Giuliano Amadei - Paolo Fabbri - Sergio Monaldini, Per un censimento del patri- monio organario italiano: la provincia di Ravenna, in Restauro, conservazione e recupero di antichi strumenti musicali, Firenze, Olschki, 1986, pp. 80-96.

8 Carlo Giovannini - Paolo Tollari, Antichi Organi Italiani, cit., pp. xv-xxi. 10

 

 

  Renato Lunelli

 

 

RENATO LUNELLI, primo esponente di una famiglia di musicisti e musicologi, nacque a Trento il 14 maggio 1895 da Narciso e da Gisella Pinamonti. Di provenienza agiata, si dedicò agli studi musicali presso il liceo musicale della sua città, seguendo i corsi di organo con Attilio Bormioli e di armonia con V. Gianferrari. [...]

Nel 1920 assunse l'incarico di organista in S. Maria Maggiore. Il 16 febbraio 1921 venne nominato membro della Société française de musicologie. [...] a partire dal 1929 entrò a far parte della Commissione per la musica sacra della curia vescovile di Trento e, nel luglio 1930, vi organizzò il primo congresso organistico italiano. 

[...]

L'attività di musicologo del L. fu rivolta in particolare allo studio dell'organo barocco e alla riforma dell'organo liturgico: la divulgazione delle sue ricerche fu essenziale per la costruzione di organi secondo i più aggiornati criteri filologici tanto che - per il contributo determinante allo studio, al restauro e alla conservazione degli organi antichi - il L. viene annoverato tra i fondatori della scienza organologica italiana. 

[...]

Nel 1960 fondò, insieme con Luigi Ferdinando Tagliavini, la rivista L'Organo, della quale tenne la condirezione sino alla morte, avvenuta a Trento il 14 gennaio 1967.

 

[per leggere la biografia completa, cliccare il sotto riportato collegamento]

 

* * *

 

 

  Renzo Buja

 

 

Renzo Buja
(Bassano del Grappa, 8 Luglio 1930 – Padova, 30 Luglio 2001)

 

A cura di Diego Bonato e Alessandro Rizzotto

 

Organista di fama internazionale, si formò con i maestri Elena Moritsch, Arrigo Pedrollo, Sandro Dalla Libera e Wolfango Dalla Vecchia, diplomandosi in pianoforte e organo al Conservatorio “C. Pollini” di Padova. Successivamente frequentò corsi di perfezionamento con Ferruccio Vignanelli, Jean Guillou e Lionel Rogg.
Iniziò molto giovane una intensa attività ottenendo contemporaneamente riconoscimenti e premi ai concorsi internazionali di Monaco, Gand e Ravenna.
La sua attività concertistica lo portò, oltre che nelle maggiori città italiane, in Germania, Francia, Austria, Svizzera, Cecoslovacchia, Messico, Brasile, Argentina, Perù, Stati Uniti, Kenia, ecc. esibendosi in Festivals Internazionali, Rassegne Organistiche e per importanti Società concertistiche; come solista e con orchestra. Importante fu, nel 1976, l’occasione nella quale sedette alla consolle dell’organo del Conservatorio di Milano, per la prima esecuzione italiana dei “Colloque n°2” per organo e pianoforte di Jean Guillou, su invito dello stesso Guillou, impegnato al pianoforte.
I suoi recitals furono oggetto di ripetute registrazioni da parte di emittenti radiofoniche italiane e straniere (Svizzera, Cecoslovacca, Argentina, Americana e altre).
Durante la sua lunga carriera insegnò Organo e Composizione Organistica nei Conservatori di Pesaro, Rovigo, Verona e Padova fino al 1996, dove si impegnò costantemente a “crescere”, in sana libertà intellettuale e affettuosa disponibilità, innumerevoli allievi, oggi valenti organisti e insegnanti.
Per i suoi meriti artistici, acquisiti per la divulgazione della musica organistica italiana all’estero e nell’ambito degli scambi interculturali tra gli Stati, tenne numerosi corsi di interpretazione organistica in Italia ed Europa e più volte ufficialmente invitato dal Governo Messicano alla “Escuela Superior de Musica Nacional de Bellas Artes” di Città del Messico.

Di carattere umile e poco incline al protagonismo – inteso come “insistente” promozione e imposizione commerciale di se stesso – capace, non di meno, di forti passioni, fu unanimemente riconosciuto come interprete preparato, fine e dotato di grande, innata musicalità. Ciò gli permise di affrontare, con proprietà di stile e virtuosistico equilibrio, un repertorio organistico vastissimo, espresso su ogni tipo di strumento e preparato con costante e assiduo studio quotidiano – chi non lo ricorda alla consolle per interi pomeriggi impegnato nella preparazione dei concerti – dove era evidente una particolare predilezione per l’opera organistica di César Franck, che lo portò a diventarne un indiscusso modello interpretativo riconosciuto finanche da illustrissimi interpreti come Jean Langlais.
Lontano da rissose polemiche organologiche, rifiutò sempre schieramenti di parte – atteggiamento che lo ha visto spesso tenuto in scarsa considerazione dai “potentati” - prediligendo un approccio più attento alla personale indole e capacità di approfondimento, convinto della centralità dell’esecutore sostenendone la “libertà” interpretativa, in opposizione a quanti lo preferirebbero asservito alla “prassi esecutiva”.

 

* * *

 

 

Pagine