Organo e Liturgia

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Riccardo MUTI: no al malcostume degli strimpellatori in chiesa!

RICCARDO MUTI sul "Corriere della Sera" (20 dicembre 2010): no al malcostume degli strimpellatori. Nelle chiese canti banali. Si torni alla musica sacra. Gli organi potrebbero essere suonati da qualsiasi allievo di conservatorio. Disattesi da molti preti i moniti del Papa.

La liturgia d'oggi può ospitare l'arte organistica?

Occorre prendere le mosse, seppure sommariamente, dal Motu proprio del 22 novembre 1903 per inquadrare il problema della presenza dell'organo in chiesa; è noto che nei tempi precedenti al documento di Pio X la musica organistica occupava pressoché tutto il tempo della celebrazione: una Messa di Petrali, ad esempio, prevedeva un Preludio iniziale, versetti alternati al Kyrie e al Gloria, un intervento dopo l'epistola da suonarsi durante le incensazioni e i movimenti prima del vangelo, una Sonata assai estesa d'offertorio, Sonate per l'Elevazione, per la Comunione e ancora una per il Finale che

La musica d’organo in Italia dopo il Motu Proprio

Un quadro d'insieme della musica organistica comparsa in Italia nel Novecento non può prescindere da uno sguardo complessivo sull'evoluzione della musica liturgica e sacra in generale; le divaricazioni che vi sono state in tempi relativamente recenti - il concerto come momento a sè stante, per esempio, o la varietà di stili e di impegno dei compositori - sono sorte da fattori che si spiegano in rispettive necessità, da esaminare ad ampio raggio. Questo contributo, pertanto, intende indagare le caratteristiche e le ragioni ideali di un secolo di musica organistica liturgica, tentandone una interpretazione il più possibile distaccata dagli eventi e ricercandone le derivazioni storiche.

Organo e Liturgia dopo il Concilio Vaticano II

 

 

ORGANO E LITURGIA DOPO IL CONCILIO VATICANO II

 

 

Funzioni culturali dell'organo

 

Repertorio Nazionale Canti per la liturgia

La CEI ha pubblicato la nuova edizione del Repertorio nazionale di Canti per la liturgia edito dalla Editrice Elledicì.

Musica liturgica: si riaprono le porte dei Conservatori

Parisi: coniugare «ministerialità» e professionalità.
Busani: non basta la buona volontà

Pagare l'organista o non pagarlo?

Nel luglio 2008 don Bruno Fasani sul settimanale cattolico "Verona fedele", in proposito alla questione del pagamento degli organisti, ha scritto: «Quando entrasse la logica che tutto ha un prezzo, la fede finirebbe per perdere la sua forza e il suo linguaggio. Tra un catechista che si facesse pagare e l'idraulico che ripara la caldaia del riscaldamento non ci sarebbe alcuna differenza. E questo non porterebbe certo in alto il livello evangelico della comunità cristiana».

Pagare l'organista o non pagarlo?

Messa così la questione non ha senso; come pure non ha senso limitarsi alla considerazione che il suo è un servizio doveroso alla comunità, come quello del catechista o delle signore che il lunedì mattina puliscono la chiesa. C'è bisogno di qualche riflessione in più.

 

Precisazione di Lorenzo Marzona

Accanto a quanto sopra, ccorre ribadire a chiare lettere che l'AIOC-Associazione Italiana Organisti di Chiesa desidera accogliere, sostenere ed in quanto possibile aiutare TUTTI coloro che si preoccupano di fare in modo che le nostre liturgie vedano ancora la presenza della Musica Sacra, sia quelli che intendono farlo in modo volontaristico e gratuito, sia quelli che invece aspirano ad un servizio maggiormente professionale con il riconoscimento di un compenso economico.


Ciò premesso, in brevissima sintesi:

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