Organo e Liturgia

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Ritratto di olimaioc

I Pontefici e l'organo

[...] La grande varietà dei timbri dell'organo, dal piano fino al fortissimo travolgente, ne fa uno strumento superiore a tutti gli altri. Esso è in grado di dare risonanza a tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Le molteplici possibilità dell'organo ci ricordano in qualche modo l'immensità e la magnificenza di Dio. [...] In un organo, le numerose canne e i registri devono formare un'unità.

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Procedura per il restauro di un organo (precisazioni)

1. Il contributo statale non scatta d'ufficio, ma deve essere richiesto dalla parrocchia. Il parroco scrive al delegato diocesano per i Beni Culturali chiedendo di essere ammesso al contributo statale. Tale richiesta va fatta insieme alla domanda di Nullaosta. Cioè, alla Direzione Regionale - tramite la Curia diocesana - devono pervenire insieme sia la richiesta di Nullaosta (unitamente al o ai progetti e al DPP) sia la richiesta di contributo.
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Procedura per il restauro di un organo

1. La parrocchia contatta l’Ufficio Beni Culturali o l’Ufficio per il Culto Divino i quali inviano in loco il consulente diocesano per un sopralluogo;

2. effettuato il sopralluogo, il consulente diocesano invia alla parrocchia una relazione preliminare (DPP = Documento Preliminare di Programmazione) sullo stato attuale di conservazione e sulle linee di intervento;

3. sulla base di questa relazione, la parrocchia invita tre organari a presentare un progettopreventivo;

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No alla musica registrata durante la celebrazione

D. Di recente (20 gennaio 1977) è apparso sui giornali l'elogio di una «messa per comunità parrocchiali», la cui melodia con i suoni degli strumenti che accompagnano le voci è incisa su disco fonografico o su musicassetta, per facilitarne l'uso nella celebrazione eucaristica da parte di quelle comunità che non dispongono di strumenti musicali. Considerata l'autorità di quel giornale, che riporta un elogio, si chiede se nella celebrazione liturgica sia ammissibile una cosa del genere.

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Riccardo MUTI: no al malcostume degli strimpellatori in chiesa!

RICCARDO MUTI sul "Corriere della Sera" (20 dicembre 2010): no al malcostume degli strimpellatori. Nelle chiese canti banali. Si torni alla musica sacra. Gli organi potrebbero essere suonati da qualsiasi allievo di conservatorio. Disattesi da molti preti i moniti del Papa.

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La liturgia d'oggi può ospitare l'arte organistica?

Occorre prendere le mosse, seppure sommariamente, dal Motu proprio del 22 novembre 1903 per inquadrare il problema della presenza dell'organo in chiesa; è noto che nei tempi precedenti al documento di Pio X la musica organistica occupava pressoché tutto il tempo della celebrazione: una Messa di Petrali, ad esempio, prevedeva un Preludio iniziale, versetti alternati al Kyrie e al Gloria, un intervento dopo l'epistola da suonarsi durante le incensazioni e i movimenti prima del vangelo, una Sonata assai estesa d'offertorio, Sonate per l'Elevazione, per la Comunione e ancora una per il Finale che
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La musica d’organo in Italia dopo il Motu Proprio

Un quadro d'insieme della musica organistica comparsa in Italia nel Novecento non può prescindere da uno sguardo complessivo sull'evoluzione della musica liturgica e sacra in generale; le divaricazioni che vi sono state in tempi relativamente recenti - il concerto come momento a sè stante, per esempio, o la varietà di stili e di impegno dei compositori - sono sorte da fattori che si spiegano in rispettive necessità, da esaminare ad ampio raggio.

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Organo e Liturgia dopo il Concilio Vaticano II

 

 

ORGANO E LITURGIA DOPO IL CONCILIO VATICANO II

 

 

Funzioni culturali dell'organo

 

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